La Nuova Sardegna

Diamo contenuti all'insularità

ANTONIO DI ROSA
Diamo contenuti all'insularità

Dopo l'approvazione del principio priorità ai gap storici dell'isola - L'EDITORIALE

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Finalmente i sardi si ritrovano uniti attorno a un sostantivo che dice tutto: insularità. Dietro questa parola si celano anni di battaglie per ripristinare qualcosa che c’era ed è stata cancellata dalla Costituzione. L’articolo 119 prevedeva contributi speciali per il Mezzogiorno e le Isole ma il centrosinistra decise di riformare l’articolo quinto per impedire a Umberto Bossi, leader della Lega, di insistere sulla secessione. Così partiti e aule parlamentari hanno ricostruito un percorso che ora sta per completarsi. Mancano il secondo voto al Senato e alla Camera per rimettere la mitica parola nelle pagine della Costituzione italiana. Come mai tutti i partiti sono concordi su questo punto? Perché un principio non si nega a nessuno. È come se proponessimo la pace nel mondo. Chi alzerebbe il dito per opporsi? Non ci sono interessi in ballo, dunque si procede. Ricordiamoci di un fatto che molti dimenticano. Tutti considerano l’Europa matrigna invece l’articolo 174 sul funzionamento della Ue prevede “deroghe al regime degli aiuti di Stato per compensare gli svantaggi per le isole”. E qui comincia la parte più difficile. Il comitato per l’Insularità presieduto dal riformatore Michele Cossa, dovrà presentare il conto al governo e al Parlamento dopo l’ultimo sì. Un pacchetto di decreti da approvare sulle questioni concrete da affrontare dopo: l’energia, i trasporti interni ed esterni (leggasi continuità territoriale), le infrastrutture viarie e ferroviarie. Questa Sardegna non uscirà mai dal Medioevo dei servizi fino a quando lo Stato non interverrà in maniera seria.

Resterà la stessa unità di intenti per affrontare e risolvere i temi centrali dello sviluppo? Se dovessi giudicare da come partiti e movimenti si muovono sulla questione del decreto energia approvato dal premier Draghi e da tre ministri mi assalgono tantissimi dubbi. Solo i sindacati e alcuni imprenditori hanno accolto questo provvedimento con coraggio non approvandolo in toto ma considerandolo un importante punto di partenza. E anche i sindaci di alcuni paesi hanno accolto con favore l’istallazione degli impianti di batterie. Capisco la posizione decisa del primo cittadino di Ottana gestore di un deserto industriale abbandonato a se stesso e senza domani.

Ma molti altri procedono in ordine sparso. Il governatore Solinas si oppone e rivendica una compensazione sulle tariffe (giusta) da omologare a quelle del Continente. Il Pd esprime tanti dubbi ma li deglutisce in attesa di miglioramenti e via andare. E l’assessore regionale ai lavori pubblici Aldo Salaris non trova di meglio da dire che chiedere al governo il rinvio della scadenza del Pnrr. Perché? La Sardegna è in ritardo. Ma dove andremo a finire? Rischiamo di lasciare i soldi alle altre Regioni. Complimenti.

In quest’isola albergano il partito del rinvio e il partito del No che rifiuta qualsiasi intervento. Della serie non toccate la nostra terra... salvo contribuire alla cementificazione delle coste. Verdi dentro e non fuori. Poi ci sono gli autarchici: facciamo da soli. Eh, no, cari signori, questo si chiama ostruzionismo e pesante freno allo sviluppo. Non si può e non si deve fare da soli. Il decreto Draghi apre una nuova era alla quale tutti devono contribuire senza opporre veti assoluti.

E allora se la vogliamo raccontare fino in fondo ricordiamo che Giuseppe Conte, quand’era primo ministro, disse che la dorsale del gas poi utilizzabile con l’idrogeno non si sarebbe mai fatta. Il sottosegretario Crippa ribadì il concetto al presidente Pigliaru e al suo successore Solinas. La viceministra Todde si schierò contro senza se e senza ma salvo poi ammettere l’utilità del gasdotto (Tap) in Puglia. Tutta una vicenda marcata 5stelle. E ancora oggi la Todde, solo qui in Sardegna, cerca di contrastare una possibilità che l’ultimo decreto lascia intravedere. Poi c’è il Tyrrhenian Link di Terna che collegherà Sardegna e Sicilia. E le rinnovabili che, da sole, non bastano a soddisfare la richiesta energetica, almeno in tempi brevi.

La continuità territoriale rappresenta la bestia nera di questa Regione: non sai quando voli, quanto spendi e quando ritorni. Bisogna chiedere il rispetto della normativa europea per le deroghe agli aiuti di Stato. Infine le infrastrutture: strade vergognose, ferrovie inaccettabili, più di 3 ore da Sassari a Cagliari. E potrei non fermarmi più.

Vi chiedo: siete in grado di affrontare questa battaglia insieme (come avete fatto per il principio di insularità) per dare alla Sardegna una risposta seria? Da questo dipende tutto il resto. Possiamo anche gioire per il reingresso in Costituzione ma, da solo, rimane una bandierina (senza quattro mori) sugli ingressi in Sardegna. Sarebbe una sconfitta per tutti. Ricordatevelo.
 

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