Lo stupro come arma di guerra
Il corpo delle donne dell'Altro diventa un campo di battaglia rituale, un terreno di conquista
Il corpo delle donne come potente arma di guerra contro la resistenza. I capelli nascosti da un fazzoletto a coprire metà del viso disfatto, il corpo infagottato in abiti informi per apparire brutta, sformata, priva di attrattiva: così – ha raccontato una ragazza ucraina in un reportage – ha cercato di svilire un possibile corpo-bottino agli occhi dei brutali invasori, russi, mercenari, ceceni. Ma centinaia e centinaia di donne non ce l’hanno fatta.
L'ordine «spogliati o sparo», accompagnato da insulti, «p... nazista», era impartito anche davanti ai bambini, nei sotterranei delle città distrutte in cui sui erano rifugiate, a Bucha e in altre località sotto occupazione russa intorno a Kiev. Semmai non bastassero a calpestare la libertà degli ucraini l'invasione del loro paese da parte dell'esercito russo di Putin; la distruzione delle città; le bombe sull'ospedale pediatrico; le fosse comuni e i cadaveri in strada con le mani legate; le cantine con i corpi martoriati e torturati; le sommarie esecuzioni e saccheggi, testimoniati dai media di tutto il mondo, dai satelliti, dagli inviati. Ecco arrivare le agghiaccianti testimonianze di centinaia di stupri e violenze «sistematiche». Usati - ha detto alla Cbs la deputata ucraina Kira Rudyk - come strumento di guerra «per spezzare il nostro spirito, per umiliarci e per mostrarci che non possiamo proteggere le nostre donne e i bambini».Lo stupro come arma, insomma, capace, come nessun'altra, di umiliare il nemico, di dimostrarne la condizione di debolezza, di fiaccarne la resistenza.
Da sempre a sempre, è stato conseguenza quasi fisiologica della guerra, nella prima guerra mondiale, in Belgio, in Germania e in Italia, nelle regioni italiane invase dopo la rotta di Caporetto. Senza parlare di quelli compiuti nel secondo conflitto mondiale nelle varie zone di guerra, a cominciare dalla Germania occupata ad opera dei militari sovietici dell'Armata rossa. E, ancora, in Italia, nel basso Lazio, dove, nella primavera del 1944, sono i "liberatori" dei reparti coloniali a violentare centinaia e centinaia di donne: "marocchinate" secondo il triste neologismo introdotto per indicare le vittime di stupro come la "Ciociara" del racconto di Moravia, che Sofia Loren ha poi portato sugli schermi di tutto il mondo. E, ancora, in Rwanda, nei Grandi Laghi africani, in Somalia, in Algeria, in Bosnia e in altre aree di guerra.
Il XX secolo, il secolo della libertà, dello sviluppo e dell'allargamento delle democrazie politiche, delle conquiste civili è anche il secolo della violenza, in tutte le sue declinazioni e usi, compresi gli stupri di massa nell'ex Jugoslavia: non più, come nel passato, un effetto collaterale della guerra. Ma vera e propria "arma", consapevolmente usata nelle operazioni di pulizia etnica, in una situazione di massima ostilità (etnica, razziale, religiosa), in cui l'obiettivo delle formazioni armate non era tanto di sconfiggere il nemico sul piano militare, quanto di annientarlo. Il corpo delle donne dell'Altro diventava un campo di battaglia rituale, un terreno di conquista. Oggetto di una sorta di "congiura del silenzio", di una vera e propria rimozione, anche per quanto riguardava le responsabilità degli eserciti alleati - in particolare le forze armate sovietiche e francesi nei confronti delle popolazioni civili tedesca e italiana - il tema è diventato oggetto di attenzione solo dopo la guerra dell'ex-Jugoslavia .
Nel 1998 - a 50 anni dal processo di Norimberga - che non aveva incluso i reati sessuali nei processi ai criminali di guerra - lo stupro di massa è finalmente riconosciuto come "Crimine contro l'umanità". Non era un capitolo chiuso. In pieno XXI secolo, le immagini dei corpi straziati di donne e quelle delle sopravvissute, in lacrime, ferite, scioccate, traumatizzate non riescono a "raccontare", tutto intero, il "sovrappiù" di orrore di questa guerra. Ed è un orrore da cui vorremmo distogliere gli occhi. Non basta, non devono bastare le denunce, le raccolte di prove, aspettando il Tribunale penale internazionale, l' allarme delle Nazioni Unite per le sempre più frequenti segnalazioni di violenza sessuale e tratta di esseri umani in quel paese martoriato: ogni giorno di guerra è una responsabilità, una tremenda responsabilità, di tutti.
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