Gli Stati neutrali bussano alla Nato
Svezia e Finlandia condizionate dallo sviluppo dato dalla guerra in Ucraina temono per la loro sicurezza
La guerra ucraina sta cambiando la postura internazionale di Paesi che erano neutrali da tempi immemorabili. Inutile girarci intorno, la Russia fa paura. L’invasione dell’Ucraina ha fatto strame degli equilibri europei. Equilibri basati sul trattato di Helsinki del 1975, in cui si stabiliva l’intangibilità delle frontiere. In realtà lo strappo era già avvenuto nel 1991 con le guerre civili intra jugoslave. Quella guerra venne letta come l’implosione di una federazione che non riusciva a stare insieme. In effetti, fino alla guerra del Kosovo del 1999 non ci fu nessun intervento diretto di Paesi esteri. In Svizzera, stante un sondaggio realizzato la domenica di Pasqua, il 56% degli intervistati vuole un avvicinamento alla Nato.
I segni vi erano già avendo Berna aderito alle sanzioni contro la Russia bloccando i depositi degli oligarchi e quelli di Stato presenti in quelle banche. Un segno, niente più. Chi preoccupa realmente Mosca è la volontà di Svezia e Finlandia di aderire alla Nato. La Svezia è neutrale dal 1814, quando combatté una guerra contro la Norvegia vincendola e annettendosi il Paese. La Finlandia dopo la guerra contro l’Urss nel 1945 conservò la sua indipendenza perdendo la Carelia e trovandosi imposto da Stalin una neutralità stretta, con il divieto esplicito di aderire a qualsiasi alleanza. Tanto che dovette rinunciare persino ai fondi del Piano Marshall. Una postura che venne definita come “finlandizzazione” e che i contrari alla Nato negli anni ’70 volevano per l’Italia. Quella neutralità però non portò al disarmo, durante tutta la Guerra Fredda.
I due Paesi nordici, spesero molto per la difesa, conservando eserciti pronti e preparati. Il cambio per la Svezia è avvenuto nel 1991, dopo la fine dell’Urss, come tutti i Paesi europei, lo strumento militare venne ridimensionato. Non così per la Finlandia -con la Federazione Russa condivide una frontiera di 1300 chilometri- che mantenne in efficienza il suo sistema di difesa basato sulla leva, la rete di depositi strategici pensati non solo per la guerra ma anche per le calamità naturali e le epidemie. Con il covid-19 quelle riserve si sono dimostrate preziose.
La Russia reagisce spostando attrezzature militari ai confini, minacciandoli ma non intimorendo i finlandesi e gli svedesi. Questi ultimi abituati negli anni alle provocazioni della flotta russa nel Baltico. La svolta per entrambi i Paesi è arrivata il 24 febbraio, nessuno credeva alle minacce russe, ma l’invasione ha cambiato la percezione. L’adesione alla Nato per entrambi Paesi era minoritaria, in Finlandia 50% contro e 20 a favore. Nell’ultimo sondaggio il 68% dei finlandesi vuole l’adesione e solo il 20% è contrario. Tenendo conto che la Russia assorbe la maggior parte delle esportazioni finlandesi, aderire alla Nato è anche un costo economico cospicuo. Però sembra non importare, l’ex premier Alexander Stubb ha detto alla stampa che i suoi compatrioti sono animati da una paura razionale.
Se Putin massacra i fratelli ucraini, cosa potrebbe fare ai finlandesi? Per cui mai più soli. Tanto che la domanda potrebbe essere presentata a giugno e l’adesione entro l’estate, come detto in una conferenza stampa congiunta dalla premier svedese Magdalena Andersson e la finlandese Sanna Marin. I due Paesi sono immediatamente integrabili nei dispositivi dell’Alleanza perché vi collaborano da decenni. L’adesione di tutto il nord europeo alla Nato è un fatto insperato per gli Usa, per loro significa un controllo dello spazio artico, il luogo del confronto futuro con Cina e Russia. Svezia e Finlandia con Ericson e Nokia sono le principali concorrenti dei cinesi nel 5G. Gli Usa insistono con gli alleati perché abbandonino i sistemi di Pechino.
C’è però un problema, quei sistemi sono molto più cari e le reti 4G europee sono in gran parte Huawei. Il dato politico rilevante però è l’abbandono della neutralità di Paesi che mai l’avrebbero fatto se non a seguito dell’aggressività russa. Quel che Putin temeva si realizza grazie a lui.
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