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Caro bollette

Costretti a fermarci per non morire

Vanessa Roggeri
Costretti a fermarci per non morire

Non abbiamo fatto in tempo a vedere i primi timidi segnali di ripresa che una guerra maledetta ha ribaltato tutte le nostre certezze facendoci capire che al peggio non c’è mai fine - IL COMMENTO

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Per chi come me ha la partita Iva e un’impresa da mandare avanti (mi occupo di edilizia) il rincaro osceno delle bollette rappresenta il colpo di grazia giunto dopo due anni neri come la notte. Lavorare durante la pandemia è stato complicato, riuscire a far funzionare il cantiere mentre esplodevano i primi aumenti dei prezzi e le consegne di materie prime come ferro e legname venivano ritardate di molti mesi – con la paura costante che saltassero i contratti e gli accordi con la banca – ha messo a dura prova la tenuta di un mestiere che per sua natura richiede sacrifici e responsabilità.

Non abbiamo fatto in tempo a vedere i primi timidi segnali di ripresa che una guerra maledetta ha ribaltato tutte le nostre certezze facendoci capire che al peggio non c’è mai fine. Dopo tanti patimenti, una discesa così veloce nel gorgo del fallimento economico gli italiani non se lo meritano. È ciò che sta accadendo: posto che i fondi sono finiti, che di scostamenti nemmeno a parlarne, che il PNRR non si tocca e l’Europa disgregata e connivente con le speculazioni internazionali si rifiuta di mettere un tetto al prezzo del gas, l’Italia reduce dallo scossone elettorale si guarda intorno alla ricerca di una soluzione. Anche se il problema è adesso e le famiglie e le imprese rischiano lo strozzamento in questo momento, lei si muove con la rapidità di un bradipo zoppo, rimandano possibili decisioni all’autunno. Nulla di nuovo sotto il sole, nel nostro Paese la rilassatezza diventa deleterio lassismo. Peccato che per allora potrebbe essere già tardi. Non si tratta più di stringere la cinghia, di risparmiare sul superfluo, perché ormai siamo oltre ogni limite massimo di resistenza. Per quanto mi riguarda ho deciso di fermarmi, di sospendere l’attività finché non migliora la situazione; con prezzi a tal punto insostenibili non conviene, anzi sarebbe un lavoro in perdita.

Fermarsi per autotutelarsi, per sopravvivere, significa essere costretti a “mangiarsi” il guadagno passato, con il rischio altissimo di consumarlo tutto (quando piovono bollette domestiche da 1200 euro il rischio diventa certezza). Per una larga fascia di popolazione è in pericolo l’autosufficienza, il posto di lavoro, l’umiliazione di vedersi privati della corrente elettrica e del gas perché impossibilitati a saldare cifre completamente fuori budget. Se fallisce l’industria, se persino gli ospedali vanno in affanno, si capisce bene che non c’è futuro; ipotizzare l’ennesimo bonus da 150 euro sarebbe un contentino ridicolo che non risolve la situazione. Siamo sprofondati in una condizione emergenziale – per quanto non più medica – più allarmante della pandemia, le misure di contenimento del danno dovrebbero essere immediate e straordinarie, come ad esempio imporre il divieto di distacco delle utenze per morosità. Ma la mia paura è che questa Italia fragile e piena di contraddizioni, brava a parole ma priva del dono dell’efficienza, ammorbata dall’inflazione, dallo spread e dai salari più bassi d’Europa fermi da vent’anni, alla fine si limiti a diminuire da remoto il kilowattora dei nostri contatori.

Non c’è pietà per i deboli. È una spietatezza finanziaria immorale e disumana, che non ammette deroghe (almeno per il momento), che non dà speranza, che stringe il nodo scorsoio su collo di chi non è in grado di far fronte agli effetti di questa ventata di anarchia internazionale distruttrice dei fondamenti etici su cui si basa la società moderna occidentale. Come si contrasta un sistema che è saltato e che proprio per questa grave disfunzione, nel peggiore dei casi, rischia di affamare una larga parte della popolazione? Uno Stato che non vuole affondare deve intervenire subito. Perché è bene ricordare che “indurre alla povertà è la peggiore forma di violenza” (Gandhi).

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