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Il caso

La denuncia delle ginnaste: mai più farfalle con le ali spezzate

di Vanessa Roggeri
La denuncia delle ginnaste: mai più farfalle con le ali spezzate

Il sistema di pensiero secondo cui l’atleta darà il massimo solo se lo pieghi all’infallibilità fin quasi a spezzarlo ancora sopravvive, persino nella moderna e civilissima Italia

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Sembrano così lontani i giorni in cui Nadia Comaneci, leggenda della ginnastica artistica, a soli 14 anni stupiva il mondo con il punteggio del 10 perfetto alle olimpiadi di Montreal. Era il 1976, all’epoca il mondo non poteva sapere che quel risultato eccezionale era frutto di un durissimo allenamento costellato di abusi e violenze fisiche e psicologiche assimilabili alla tortura. Altri tempi, si potrebbe dire, vessazioni legate a un Paese sotto dittatura come la Romania di Ceausescu, e invece no.

Il sistema di pensiero secondo cui l’atleta darà il massimo solo se lo pieghi all’infallibilità fin quasi a spezzarlo ancora sopravvive, persino nella moderna e civilissima Italia. Anche Nadia come le ragazze ex atlete Farfalle della nazionale italiana di ginnastica ritmica – che hanno trovato finalmente il coraggio di raccontare gli abusi subiti – si allenava 8 ore al giorno, anche lei subiva il razionamento di cibo e acqua per mantenere un peso esiguo. Lo scandalo delle Farfalle di Desio sta mettendo in luce l’altra faccia della medaglia – d’oro – tanto ambita, quel lato nascosto che in molti casi poco ha a che fare con la nobiltà del metallo.

Fatta salva la larga quota di mondo sportivo che coltiva con convinzione la disciplina e il sacrificio come sani fondamenti dello sport agonistico, urge denunciare l’esistenza di un sistema criminale di diseducazione che punta soltanto a creare delle perfette macchine vincenti senza preoccuparsi dei danni e delle vittime che miete lungo il percorso. In quel sistema il risultato viene prima del benessere delle persone, mentre l’ossessione del corpo diventa una malattia. Istruttrici che si trasformano nelle peggiori distruttrici di adolescenti, che si sostituiscono a medici e nutrizionisti, che umiliano e tradiscono le giovani atlete chiamandole “maiali” davanti alle compagne, che a tavola separano le “grasse” dalle “magre”, che fanno della “pesata” mattutina un incubo angoscioso, che le caricano a tal punto di stress psicologico da spingerle a fare overdose di lassativi pur di non deludere l’allenatore. Ragazze intrappolate in un corpo di farfalla, magrissimo e leggiadro: ciò che non rientra nello stereotipo deve essere distrutto. Ragazze ex atlete infelici e depresse, tanto da pensare al suicidio.

L’accademia delle Farfalle è stata commissariata dalla Federginnastica, il presidente di quest’ultima si è detto allibito e arrabbiato, la giustizia sportiva sta facendo il suo corso, ma fa molto riflettere il commento del numero uno del Coni: «Le attuali Farfalle sono legate in modo indissolubile alla Maccarini (la direttrice tecnica sotto accusa) e non penso siano plagiate».

Due sono le deduzioni: da una parte, ai vertici sono disposti a chiudere un occhio in nome del prestigio nazionale portato in dote dalle Farfalle; dall’altra, si insinua che le denunciatrici mentano. Vogliamo dubitare anche della campionessa Vanessa Ferrari quando afferma di essere stata in cura due anni per disturbi alimentari, o dubitiamo di Davide Donati (tre volte campione del mondo di aerobica) quando dice che non sono casi isolati, che la Federazione sapeva poiché lui stesso aveva fatto ufficiale denuncia nel 2020? O dubitiamo delle numerose confessioni che stanno giungendo da tutta Italia da atleti di varie discipline affini alla ritmica? O vogliamo dubitare dei 3500 genitori che si sono uniti in un’associazione per proteggere i giovani atleti dagli abusi nello sport?

Dedicarsi allo sport agonistico è una scelta di vita, pensate sia semplice trovare la forza di raccontare che la propria ragione di esistere è stata anche fonte di infinita sofferenza e umiliazione? Vietato cadere nell’odioso errore del victim blaming, ossia colpevolizzare le vittime. Mi sento invece di ringraziare queste ragazze per essersi esposte, per aver trovato coraggio di cambiare il sistema, per il bene delle attuali e delle future ginnaste.

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