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Ma stasera il mondo tifa per il Marocco

di Francesco Pinna
Ma stasera il mondo tifa per il Marocco

Il mondo tifa rossoverde. Siamo tutti marocchini. La primavera araba del pallone prova a rivoluzionare il mondo del calcio – IL COMMENTO

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Il mondo tifa rossoverde. Siamo tutti marocchini. La primavera araba del pallone prova a rivoluzionare il mondo del calcio.

La semifinale di stasera tra il Marocco e i campioni del mondo in carica della Francia può essere un punto di svolta. Siamo tutti marocchini perché sotto sotto, la caduta degli dei piace alla marea di appassionati, anche a quelli che il calcio lo seguono poco, ma il mondiale è il mondiale. Anche a quelli che non c'è l'Italia ma il più grande spettacolo non se lo vogliono perdere e lo dimostrano i numeri altissimi delle gare in tv nonostante l'assenza degli azzurri. Siamo tutti marocchini perché l'entusiasmo dei tifosi rossoverdi, quelle mamme col chador che entrano in campo ad abbracciare i loro figli vittoriosi, quelle piazze in festa hanno contagiato tutti. Siamo marocchini perché sotto sotto un sentimento antifrancese è più diffuso di quanto si pensi. Sarà per la loro grandeur, per il loro sentirsi superiori in quasi tutto, sarà per la testata di Zidane o per gli sgarbi di Macron a Giorgia, di fatto se il Marocco battesse la Francia non saranno molti gli italiani a strapparsi i capelli. Insomma se stasera Davide sconfigge il Golia del pallone, a festeggiare non saranno solo a Rabat e Casablanca. Magari non in Algeria dove in preda a una profonda crisi di gelosia, i giornali locali minimizzano la notizia.

La domanda vera è, ma dal punto vista tecnico è possibile questa rivoluzione? Intanto bisogna dire che è la prima volta che una squadra africana conquista una semifinale mondiale. In passato Camerun, Senegal e Ghana erano arrivate ai quarti. Ma proprio il Marocco nel 1986, nel mondiale di Maradona, vinse il proprio girone battendo il Portogallo e pareggiando con Polonia e Inghilterra prima di arrendersi alla Germania di Matthaeus a due minuti dalla fine. Oggi il calcio è cambiato, prima le squadre del terzo mondo del pallone avevano un paio di campioni e tanta fisicità, adesso giocano quasi tutti nei campionati europei più importanti, sono smaliziati, tattici, più consapevoli delle loro qualità. In realtà i francesi contro il Marocco incontrano la loro storia e il loro futuro. Il passato coloniale (il Marocco è stato protettorato francese dal 1912 al 1956)e la complicata integrazione delle periferie, dove vive la comunità straniera più numerosa in Francia. Sono 14 i giocatori della squadra allenata da Regragui che sono nati fuori dalla loro terra. Fanno parte di quella diaspora marocchina di oltre 4 milioni, il 10% della popolazione del paese. Lo stesso Ct del Marocco è nato in Francia, giocava nel Tolosa e nell'Ajaccio è ha imparato l'arte dell'allenatore da Giresse, l'amico di Platini nella Francia campione d'Europa. Dall'altra parte la metà dei giocatori francesi (13 su 26) sono di origine africana, figli delle ex colonie. E' impossibile pensare che questi intrecci storici e geografici non pesino nella sfida di stasera. L'orgoglio dei rossoverdi, la loro voglia di riscatto potrebbe ridurre le differenze tecniche con la splendida Francia del mostruoso Mbappè. Ne sanno qualcosa gli spagnoli battuti negli ottavi (in tanti hanno ricordato le polemiche su Ceuta, porta d'ingresso dei migranti marocchini in Spagna) o i portoghesi eliminati ai quarti. Il Marocco ha giocatori che militano nel Paris Saint Germain, nel Bayern Monaco, nel Siviglia e nella Fiorentina, sanno gestire le partite, sanno stare in campo. Non segnano tanto, ma hanno una grande difesa (hanno subito finora un solo gol) e sanno ripartire con grande velocità e tecnica. Insomma non sono battuti in partenza. E come disse la bellissima Ingrid Bergman ad Humphrey Bogart in una delle scene memorabili di Casablanca, Marocco: "Sono colpi di cannone o è il mio cuore che batte?"

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