Cagliari svetta, Sassari arranca
L’analisi, fondata su sei batterie di indicatori socioeconomici, conferma l’accentuato divario di benessere di cui godono le comunità del nord Italia rispetto al resto del Paese
La mappa della felicità della Sardegna è ormai definitivamente disegnata in due colori: a fronte di un grigiore di fondo che, con diverse tonalità, caratterizza il resto dell’isola, la città metropolitana di Cagliari si distingue come territorio del Mezzogiorno in cui si vive meglio. Cagliari, si posiziona al 18° posto nella graduatoria della qualità delle province italiane stilata da Il Sole 24 Ore per il 2022. L’analisi, fondata su sei batterie di indicatori socioeconomici, conferma l’accentuato divario di benessere di cui godono le comunità del nord Italia rispetto al resto del Paese.
Fa eccezione la sola Cagliari che si colloca al 18° posto della graduatoria, e si dimostra preferibile a molte realtà metropolitane o di medio-piccole dimensioni. Il benessere di Cagliari è costruito sugli indicatori della categoria “Affari e lavoro”, tra cui emergono la più alta quota di popolazione in età lavorativa che partecipa a esperienze di formazione continua, la più alta qualità media delle strutture alberghiere, uno dei rapporti più bassi tra imprese cancellate e iscritte ai registri camerali e un ridotto numero di pensionati. Ma Cagliari se la cava bene anche su altre dimensioni del benessere. Nell’ambito demografico-sociale si caratterizza, tra l’altro, per la qualità della vita delle donne, la speranza di vita alla nascita e il basso rapporto tra non attivi e attivi. In tema di clima e ambiente spicca per la qualità della vita degli anziani, per i bassi consumi energetici, per la qualità del clima e quella dell’aria. Cagliari si configura come una realtà vivace, attenta alla dimensione umana dello sviluppo, sia per quel che riguarda i servizi alle persone sia nella rilevanza riservata al ruolo della formazione e delle competenze nell’innovazione. Ci sono ampi margini di miglioramento: ancora troppo alta la percentuale di percettori di reddito di cittadinanza, troppo bassi i depositi bancari medi delle famiglie e la spesa media per consumi durevoli. Ma la prestazione del capoluogo regionale dimostra che una via al benessere, anche se non necessariamente legata a una dimensione materiale della ricchezza, è possibile anche in Sardegna. A fare da amaro contraltare al favorevole quadro offerto da Cagliari ci sono le prestazioni del resto del territorio isolano: nella graduatoria delle 107 province italiane, si collocano tra il 69° posto (Sassari) e l’87° (Sud Sardegna). Colpisce, in particolare, il divario tra i due territori attigui di Cagliari e del Sud Sardegna, che appaiono come mondi lontanissimi nella mappa del benessere. È comunque significativa anche la distanza che separa il Capo di Sotto dal nord Sardegna. Qui, alcune criticità, e in particolare quelle relative al reddito e ai consumi, sono condivise con Cagliari. Il divario è ampio lungo la dimensione demografica e sociale: al Nord, infatti, la natalità è bassissima, l’incidenza di laureati e diplomati è tra le peggiori d’Italia, così come son pochi gli immigrati regolari residenti, a testimonianza della scarsa attrattività del territorio quale sede in cui avviare una nuova esperienza di vita. Drammatico, peraltro, appare lo scenario ambientale, dei servizi alla persona e quello culturale e del tempo libero. Sassari si colloca in fondo alle classifiche nazionali relative agli indicatori sulla qualità della vita dei giovani, del verde urbano fruibile, dell’offerta culturale e della pratica di sport. Il primato, non invidiabile, riguarda invece la diffusione dei bar. Non sorprende, in tanto grigiore, il rassegnato disincanto della popolazione nei confronti della classe politica, testimoniata da uno dei più bassi tassi di partecipazione alle consultazioni elettorali del Paese. Detto in altri termini, i nostri amministratori, maggioranza e opposizione, rappresentano poco più che sé stessi, forse perché hanno ben poco da proporre.Non è solo questione di distribuzione di risorse: la polarizzazione dello sviluppo tra sud e nord Sardegna, per dirla con Gaber, è anche fatta di partecipazione, che a Sassari latita.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
