La Nuova Sardegna

Il ricordo

Vialli, re del gol e signore dello stile

di Francesco Pinna
Vialli, re del gol e signore dello stile

07 gennaio 2023
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È un dolore profondo la morte di Gianluca Vialli. Campione tra i più amati del pianeta pallone. Aveva stile Vialli, in campo e fuori. Era raffinato, elegante. Pensava positivo, sempre. Anche negli ultimi anni quando quel maledetto compagno di viaggio (come lui chiamava il tumore che lo aveva aggredito) gli aveva cambiato la vita.

È un pugno sullo stomaco la sua morte. Abbiamo ancora negli occhi le sue lacrime di gioia nello struggente abbraccio con l'amico Mancini, quando gli azzurri vinsero gli Europei. Quell'abbraccio raccontava la felicità per un successo, ma nel viso provato di Vialli, in lotta contro il cancro, anche il coraggio di chi non vuole arrendersi e la voglia di inseguire degli obiettivi. Aveva emozionato un intero Paese quell'abbraccio e oggi si capiscono le sue lacrime irrefrenabili: sapeva di avere un futuro precario e considerava un dono quella grande emozione. Vialli era un campione trasversale: una simpatia naturale, un'allegria contagiosa, mai eccessi davanti ai trionfi o alle cadute. Mai parole banali sia da calciatore che da allenatore, e quello che ha fatto vedere da capo delegazione dell'Italia agli Europei ci lascia il rimpianto di quello che avrebbe potuto dare il dirigente Vialli a un mondo che ha assoluto bisogno di intelligenza e sincerità.

Piaceva a tutti Luca. Certo a Cremona, Genova e Torino, tappe di una carriera cristallina, soffriranno un po' di più, ma era uno che strappava consensi da Bolzano a Iglesias. La sua storia calcistica comincia con un pallone arancione nell'oratorio di Cremona. Ha talento, rapidità, ottima tecnica, ma come diceva lui servono poco se non aggiungi la voglia di migliorare, di imparare a stare in gruppo, di rialzarti quando cadi. E così il giovane Vialli fa parte del gruppo che riporta la Cremonese in serie A dopo 50 anni. Ma il suo capolavoro calcistico avviene nel 1991 quando con Mancini, Dossena, Lombardo e Pagliuca realizza un'impresa straordinaria: la Sampdoria vince il suo primo e unico scudetto. Come avvenne per il Cagliari 20 anni prima, un'altra città di mare, il Davide blucerchiato batte i Golia del pallone. E Vialli, come Riva, conquista il titolo di capocannoniere con 19 reti. La sua mitica capriola dopo ogni gol diventa il simbolo di quella stagione.

Quella Samp era guidata da Boskov, rude e simpatico allenatore, che quando la sua squadra nel '92 perde la finale di Coppa Campioni all'ultimo minuto contro il Barcellona apostrofa i suoi ragazzi in lacrime: «Uomini non piangono quando perdono partita». Quattro anni dopo Vialli quella coppa la solleva da capitano di una fantastica Juventus che batte l'Ajax in finale. Gli anni bianconeri con Del Piero e Ravanelli, Conte e Ferrara, permettono a Vialli di rimpinguare la bacheca con scudetti e coppe. Aggiungerà altri trofei al Chelsea dove chiude la carriera di calciatore e comincia quella da allenatore. Non ha avuto timore di parlare della malattia Vialli. Anzi.

«Spero che la mia storia – ha raccontato in una intervista – possa aiutare gli altri ad affrontare nel modo giusto quel che accade e possa servire a ispirare le persone che si trovano a un incrocio della vita. Vorrei che qualcuno mi guardasse e dicesse: è anche per merito tuo se non ho mollato».

Durante gli Europei Vialli aveva preso l'abitudine di leggere ai ragazzi riflessioni di personaggi importanti. Queste parole del presidente americano Roosvelt sembrano perfette per ricordarlo: «L’onore spetta all’uomo nell’arena. L’uomo il cui viso è segnato dalla polvere, dal sudore e dal sangue. L’uomo che lotta con coraggio ma dedica tutto se stesso al raggiungimento di un obiettivo, che sa impegnarsi fino in fondo per una causa giusta. L’uomo che, quando le cose vanno bene, conosce il trionfo delle grandi conquiste e che, quando le cose vanno male, cade sapendo di aver osato. Quest’uomo non avrà mai un posto accanto a quelle anime mediocri che non conoscono né la vittoria, né la sconfitta».
 

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