Il sovranismo è un pericolo globale
I sistemi democratici non riescono a impedire che forze politiche che vorrebbero stravolgere o, nel peggiore dei casi, sopprimerli, non possano partecipare liberamente alle urne se non negando se stessi
L’8 gennaio migliaia di sostenitori dell’ex presidente brasiliano Bolsonaro hanno assaltato le sedi del governo a Brasilia. Una ripetizione di quel che successe il 6 gennaio 2021 a Washington. In entrambi i casi due presidenti che non avevano accettato il risultato delle elezioni che la loro propaganda aveva raccontato come illegittimo, travolto da brogli rivelatisi inesistenti. I sistemi democratici non riescono a impedire che forze politiche che vorrebbero stravolgere o, nel peggiore dei casi, sopprimerli, non possano partecipare liberamente alle urne se non negando sé stessi.
I movimenti di estrema destra, definiti oggi come sovranisti, sono una presenza costante non solo in Occidente, ma anche in Paesi come l’India. Quel termine dopo la crisi del 2008, cambia di segno. Fino ad allora per sovranismo si intendeva l’aspirazione alla indipendenza delle nazioni senza Stato, che desideravano riappropriarsi della propria sovranità. Con gli anni ’10 di questo secolo, il termine viene adottato da movimenti politici degli Stati nazione esistenti. I termini fascista e nazista sono stati espulsi dalla Storia, benché godano di consensi ridotti, difendere la sovranità nazionale ha maggior appeal popolare rispetto alle vecchie definizioni. Il successo di questa formula viene addebitato alla reazione diffusa contro la globalizzazione, che in Occidente ha portato alla marginalizzazione di fasce popolari che ne hanno subito solo gli svantaggi in termini di disoccupazione e di bassi salari. Questa è la spiegazione che va per la maggiore. Politici abili hanno saputo usarla facendo leva sulla paura della diversità. È in campo una lotta tra una concezione del mondo che si basa sull’assoluto, sull’identità, intesa come identico e un’altra che auspica una società aperta, pluralista. Identità contro appartenenza, dove quest’ultima è il rapporto tra uguali sancito da valori che fanno riferimento alle leggi fondamentali di ogni Paese. Il sovranismo è un termine passepartout che racchiude esperienze politiche confliggenti tra loro- come ogni nazionalismo- ma assimilate da alcuni valori di fondo: le leggi nazionali superiori a qualsiasi accordo internazionale; la religione intesa come espressione etnica, come arma contro chi non la professa o ne ha un’altra; ostilità manifesta contro ogni diritto che implichi un riconoscimento di eguaglianza delle minoranze omoaffettive; si vorrebbe che le donne avessero solo i ruoli tradizionali di madri e angeli del focolare. Questo non implica che alcune di loro abbiano ruoli politici di spicco in quei movimenti. Ostilità contro i fenomeni migratori accusati di essere la causa di una eventuale sostituzione etnica dei nativi. Temi che internet con blog e reti sociali hanno reso popolari. Spazi in cui allignano la disinformazione, le notizie false e le teorie complottistiche. Posizioni che in Europa stanno avendo successo. Polonia e Ungheria sono governate da anni da formazioni di estrema destra che negano lo Stato di diritto e come Orbán, per rimanere al potere hanno stravolto la costituzione ungherese. Partiti con declinazioni simili hanno un ruolo importante in Francia, Olanda, Slovenia, Croazia, Cechia, Spagna, Svezia. In Italia sono al governo, anche se Giorgia Meloni sembra costretta a un bagno di realtà che la spinge ad annacquare il sovranismo della campagna elettorale. In Europa il pericolo non viene sottovalutato anche se è in atto una convergenza tra i popolari e i gruppi politici della estrema destra europea. Se si votasse oggi quell’alleanza potrebbe avere la maggioranza del Parlamento, con un probabile affossamento delle riforme previste in senso federalista. L’estre ma destra preferisce una Unione che si occupi solo di libero scambio, abbandonando ogni pretesa legislativa dal lavoro ai diritti sociali e individuali, che sarebbero solo di competenza nazionale. Non diverso da quanto dichiarato dall’ambasciatore dell’Iran in Italia: nessuno ha il diritto di imporci il suo stile di vita.
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