La Nuova Sardegna

La donna segregata

La ferocia dentro le mura di casa

di Vanessa Roggeri

	Una delle finestre della casa dove il fantino teneva segregata la compagna
Una delle finestre della casa dove il fantino teneva segregata la compagna

A Macomer, non in altre regioni del mondo, si è consumato l’incredibile odio di un uomo verso la compagna che ora è in salvo ma dovrà ricostruire il suo rapporto con la vita e la libertà

11 marzo 2023
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«Auguri a tutte le donne!». Anche quest’anno l’ipocrisia dell’8 marzo è passata.

È passata lieve sulla nostra coscienza collettiva in cerca di temporanee assoluzioni. Per 24 ore ci siamo riconciliati con il lato oscuro di una società che risolve quotidiane disparità e sopraffazioni di genere affidando ai fiori la celebrazione della femminilità. Peccato che l’esaltazione in questione non corrisponda alla realtà che la cronaca ci consegna. All’indomani della festa dobbiamo fare i conti con un tappeto di mimose appassite e l’amaro di certe storie che di puro e delicato non hanno proprio nulla.

Non è necessario andare fino in Afganistan, tra i talebani, o in Iran, per trovare individui che odiano le donne fino al punto di volerle distruggere. L’ex fantino 48enne che in una casa colonica, nella periferia di Macomer, teneva prigioniera la compagna, è uno di questi odiatori estremi, uno che durante l’udienza di convalida di arresto per maltrattamenti e sequestro di persona, con brutale schiettezza e arroganza, ha ammesso che non si aspettava lo denunciasse. L’aguzzino è sorpreso, dal suo punto di vista si sente oltraggiato, tradito: è una nota grottesca che si aggiunge a una situazione già aberrante. Una coppia che non è una coppia, tre anni di rapporto malato, un uomo che si appropria di una donna e nel suo tentativo supremo di dominarla arriva a segregarla in casa, sbarra porte e finestre, le concede l’ora d’aria solo per fare la spesa, naturalmente scortata dal suo guardiano. Per il resto del tempo, quando lui non c’è, è costretta a stare rinchiusa nella casa colonica, lontana da tutti e da tutto: dalla vita, dalla civiltà, da occhi indiscreti. Il fantino abituato a dominare e comandare i cavalli, domina e comanda la “sua” donna, attraverso il possesso totale ne annulla il corpo e la mente, la umilia, la tortura, la fagocita fino a farla scomparire. Il fatto che lei ancora mangi e respiri è un atto secondario. Nel suo mondo distorto, l’aguzzino crede di essere il padrone della “sua” donna, il potere è nelle sue mani, ha tutto il diritto di fare di lei ciò che vuole, del resto lei è soltanto una donna quindi è meno di un animale, meno di un oggetto. Non ci sono sentimenti, semmai degrado umano e morale. L’isolamento fisico della casa sperduta in campagna proietta entrambi entro una bolla di violenza, sprofonda lui nella bestialità e lei in uno stato di debolezza.

Quando le forze dell’ordine sono giunte a liberarla, è stata necessaria un’ora di convincimenti perché accettasse l’aiuto dei suoi salvatori. Il terrore di essere uccisa dal suo carceriere era troppo forte per rendersi conto che restare nell’antro dell’oppressore costituiva il vero pericolo. Anni di violenze e il fatto che la sua realtà dipendeva completamente da lui, l’hanno sfibrata fino a spezzarne la volontà e ogni desiderio di ribellione. In questo meccanismo psicologico di annichilimento la paura diventa più forte di tutto, altera la verità, convince la vittima della sua impotenza, che in fondo merita di soffrire e subire, che la speranza non esiste e cambiare lo status quo è impossibile. Ma proprio quando credeva di essere sparita dal mondo, dimenticata da tutti, il mondo ha bussato alla sua porta.

Ora lei è libera e lui è in prigione, le parti si sono invertite, ma è una libertà che per il momento appartiene solo al corpo, non alla mente. Tra essere liberi e sentirsi liberi la differenza è abissale. Quando tocchi il fondo capisci che da quel punto si può soltanto risalire. Al sicuro in una Casa protetta, potrà dedicarsi a se stessa, a rimettersi in piedi, dando inizio a un processo di ricostruzione. Ritrovare la libertà della testa, del cuore e dello spirito sarà come giungere a destinazione dopo un lungo viaggio.

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