La Nuova Sardegna

Generazione digitale

Dagli idoli ai profili social

di Matteo Porru
Dagli idoli ai profili social

Si può pensare che oggi non serva più un solo modello perché ci sono già troppi stimoli

08 aprile 2023
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Tutti gli idoli sono mortali. Ce lo ricordiamo ogni volta che muore, o rischia di morire, un protagonista dei tempi che viviamo. Perché, a prescindere dalla simpatia o dall’antipatia verso un personaggio pubblico, sentirne e sentirlo parlare ci dà l’illusione del fatto che non se ne andrà mai.

Il mondo cristiano ha tremato quando Papa Francesco è entrato in ospedale, temendo che la data di morte di Wojtyla fosse un triste presagio. I berlusconiani nostalgici attendono buone nuove dal San Raffaele, dove il cavaliere combatte contro la leucemia. Sono due ottantaseienni che hanno contribuito a fare, a prescindere dai modi e dalle azioni, la storia del mondo. E dalle parole di entrambi, non hanno alcuna intenzione di lasciarlo. E ci mancherebbe altro.

Ma una domanda sorge spontanea: morto un idolo, un simbolo, un mito nato in un’epoca distante anni luce da questa, riusciremo a trovarne un altro? Questi anni veloci e violenti, in cui un essere umano ha davvero un quarto d’ora di fama – predisse bene Andy Warhol - e una notizia dura quanto uno scorrere di dita su uno schermo, riusciranno a trovare qualcuno a cui affidare la nostra idea di mondo? Forse la sinistra non avrà più un suo Berlinguer, né la destra un suo Berlusconi.

La letteratura ha avuto un solo Pavese e la musica un solo Morricone. Si può addirittura arrivare a pensare che oggi non serva più un solo modello perché ci sono già troppi stimoli, che vengono da posizioni e persone diverse. Oppure, ed è l’ipotesi più probabile, sta finendo il tempo degli idoli e sta iniziando il tempo dei profili. Del segui e non seguire più. Forse siamo davvero figli -anche adottivi- di una società in cui chi eccelle tende più ad apparire che a fare, in cui l’attenzione è una difesa più che un’attitudine. E in cui si empatizza più con l’imperfezione che con la ricerca della grandezza, umana e professionale. Gli idoli di domani, seguendo questa logica, saranno persone più normali, forse anche meno geniali, testimoni di un mondo che procede da solo -non come i loro predecessori, che l’hanno creato-. Ma avranno un onere che non è mai stato affidato prima: resistere non nel tempo, ma ogni giorno, sfida dopo sfida.

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