L’ecatombe da clima impazzito
L’Italia è in una fase climatica nuova e sconosciuta, come dimostrano l’alluvione in Emilia Romagna, le piogge torrenziali dei giorni scorsi, la tromba d’aria sul Lago Maggiore, la bomba d’acqua sulla Sardegna
L’estate non è ancora iniziata in Italia, ma, stando ai meteorologi e ai tanti cultori della materia, si annuncia come una delle più calde degli ultimi anni che – come ben sappiamo per esperienza diretta – hanno registrato temperature in crescita. Nel 2022 è stata di circa 1,5 gradi sopra i livelli dell’età pre-industriale, in aumento per l’ottavo anno consecutivo.
L’Italia è in una fase climatica nuova e sconosciuta, come dimostra l’alluvione in Emilia Romagna, le piogge torrenziali dei giorni scorsi, la tromba d’aria sul Lago Maggiore, la bomba d’acqua sulla Sardegna. E la tropicalizzazione del clima nelle regioni mediterranee non chiama in causa solo la sensibilità ambientale. Ma anche la necessità di tener conto dell’impatto dei cambiamenti climatici sulla salute. Di troppo freddo si può morire e gli studi mostrano lo stress generale a cui le ondate continue e repentine di caldo sottopongono gli organismi (e in particolare l’apparato cardiovascolare. L’ultimo rapporto demografico dell’Istat sugli effetti del cambiamento climatico sulla mortalità offre un bilancio aggiornato all’anno scorso, con numeri allarmanti. Il quadro di riferimento è dato da mesi più "pericolosi”: il numero più elevato dei decessi nel 2022 si è registrato nei mesi più freddi – gennaio e dicembre – e in quelli più caldi, luglio e agosto. In questi quattro mesi cruciali sono stati registrati 265mila morti, il 40 per cento circa del totale, collegati soprattutto alle condizioni climatiche avverse che hanno penalizzato in particolare la popolazione più anziana e fragile. Naturalmente era ben noto che in Italia (ma anche in altri paesi europei) il caldo feroce durante il picco di luglio-agosto aveva falciato vite con speciale ferocia – verrebbe da dire: degli oltre 606mila deceduti nel 2022 – come ci “raccontano” nel loro asciutto linguaggio i numeri – l’85 per cento aveva un’età maggiore o pari a settant’anni. Per le donne però la percentuale si è elevata fino a raggiungere l’89,2 per cento. Ondate di calore e temperature rigide le penalizzano. I vantaggi fisiologici e biologici di cui godono - come mostrano le statistiche - nella corsa alla sopravvivenza, sembrano venire meno. Ma, c’è da dire, il 2022 non rappresenta un “caso” da sottolineare in rosso negli annali della storia del clima. Nel XXI secolo un surplus di mortalità, associato a un numero elevato di decessi dei mesi estivi e invernali, si è registrato anche negli anni 2003, 2015 e 2017. Se lasciamo da parte la tremenda estate del 2003, quando le intense ondate di calore provocarono 70.000 morti in eccesso in tutta Europa, si può affermare che negli ultimi otto anni, 2015-2022, si è verificato già tre volte che i livelli di mortalità siano stati superiori a quanto atteso, con una quota degli incrementi superiore al 35 per cento. Un segnale della rilevanza crescente che stanno assumendo i cambiamenti climatici, in un paese a forte invecchiamento come il nostro stiano assumendo rilevanza crescente anche sul piano della sopravvivenza, nel contesto di un Paese a forte invecchiamento”. È necessaria un’azione urgente per far fronte alle sfide del clima e un approccio multiforme per affrontare gli impatti sulla salute del cambiamento climatico, tra cui migliorare l’accesso all’assistenza sanitaria e aumentare la consapevolezza pubblica. Ma, intanto, la domanda è: che cosa si fa, anche a livello locale, per aumentare la resilienza dei più fragili agli eve nti meteorologici e per proteggere i gruppi più vulnerabili, esposti, in particolare nelle città, agli effetti del freddo estremo e del caldo, in città bollenti, con “isole di calore urbano” incontrollate, associate al traffico, all’aria condizionata, all’asfalto, al cemento?
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