La Nuova Sardegna

Corsa alla presidenza

I guai giudiziari di Trump un macigno sul voto Usa

di Nicolò Migheli
I guai giudiziari di Trump un macigno sul voto Usa

Da qui al novembre del 2024, c’è ancora molto tempo e Donald Trump potrebbe fare dei processi la sua campagna elettorale

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Non era mai capitato che un ex presidente americano fosse stato messo in stato di arresto per reati molto gravi. A Donald Trump è accaduto per ben due volte. La seconda ben più grave della prima, quando era stato accusato dalla procura di New York per un pagamento illegale a una pornostar. Questa volta sono reati federali, 34 capi d’accusa, il più grave “cospirazione per intralciare la giustizia” e la legge americana non è tenera con chi cerca di ostacolare un’indagine su fatti che riguardano la sicurezza nazionale. L’ex presidente rischia 20 anni di carcere e una multa di 250 mila dollari. Il 13 giugno Trump è comparso davanti al tribunale di Miami in Florida per rispondere all’accusa di avere portato documenti federali nella sua residenza privata di Mar a-Lago e di averli tenuti nascosti al Fbi. Secondo l’incriminazione gli incartamenti, 64 scatole, erano stati richiesti da un “grand jury” che avrebbe dovuto verificarne il grado di pericolosità. Sempre secondo l’accusa Trump avrebbe cercato di ostacolare l’indagine del Dipartimento di giustizia obbligando i suoi avvocati a mentire, nascondendoli anche a una parte del suo collegio difensivo. Alcuni di quei faldoni contenevano informazioni segretissime sui programmi nucleari, sulle attività militari di altri Paesi, comunicazioni su possibili ritorsioni a un attacco e sui lati vulnerabili dell’apparato militare Usa. Scatole che sono state spostate dai magazzini in cui erano tenute, solo che i movimenti sono stati registrati dalle telecamere di sicurezza della villa di Mar a-Lago. Nonostante un dipendente avesse svuotato la piscina e allagato il locale in cui si trovavano i server del sistema di sorveglianza. Non si sa se quest’ultimo fatto sia accidentale o deliberato. Nonostante queste vicende Trump continua a essere in testa nei sondaggi per le primarie repubblicane.

Secondo una rilevazione demoscopica della Suffolk University per il giornale Usa Today, la maggioranza degli elettori repubblicani non sembra interessata all’incriminazione di Trump. In effetti per la legge, i due processi non impediscono all’ex presidente di ricandidarsi e di essere eletto. Un vuoto che potrebbe essere pericoloso per la stabilità della democrazia Usa. Se il consenso tra gli elettori fedeli non sembra risentirne non è così tra i senatori di quel partito. Per la prima volta il sostegno nel Senato sta calando. Il numero di chi è per Trump è uguale a chi lo contesta. Preoccupati quest’ultimi della radicalizzazione del partito e di un elettorato sempre più diviso. Mike Pence, il suo ex vicepresidente che ha dichiarato che se le accuse vengono provate Trump risulterebbe indifendibile, si è candidato nelle primarie contro di lui. Nella storia degli Usa, un’altra prima volta: un vice che si candida contro il suo presidente. I rapporti tra i due si sono guastati quando Pence il 6 gennaio del 2021, impedì che l’occupazione del Campidoglio si trasformasse in golpe. Le responsabilità di quell’atto eversivo portano sempre di più a Trump. Nei processi che si stanno svolgendo ci sono già state condanne. La più grave contro il suprematista Steward Rhodes di 58 anni, capo della milizia Oath Keepers condannato a 18 anni di prigione. Altre nuvole giudiziarie si addensano nel cielo del tycoon. Biden ha deciso di rimanere in silenzio. Per ora non sfrutta politicamente quelle vicende. Lui ha sempre un indice di gradimento molto basso. Il tasso di approvazione varia tra il 41 e il 42% dei sondaggi, mentre quello di disapprovazione si assesta sul 45%. In effetti una candidatura di Trump sarebbe per lui l’ottimo, lo ha già sconfitto, mentre la sua età peserebbe con gli altri concorrenti repubblicani, come Ron De Santis, Tim Scott e la donna Nikki Haley. Forse avrebbe più possibilità, tra gli sfidanti di Trump, con lo spento Mike Pence. Da qui al novembre del 2024, c’è ancora molto tempo e Trump potrebbe fare dei processi la sua campagna elettorale. In Italia sappiamo che funziona. Forse anche negli Usa.

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