La Nuova Sardegna

La scommessa

I comitati per ET, utile fermento

di Luca Deidda
I comitati per ET, utile fermento

Di fatto è cominciato il dibattito sul modello di sviluppo del centro Sardegna e di tutta l’isola

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Come i porcini inattesi di questa tarda primavera bagnata. Così nascono, ultimamente, variegati comitati pro Einstein Telescope. Bene, benissimo! Quest’effervescenza di iniziative dimostra l’interesse della politica per il progetto; anche di chi era rimasto alla finestra a guardare. E si tratta di iniziative che possono dare un contributo alla causa. In che modo? Innanzitutto, stimolando la pianificazione e l’attuazione di interventi infrastrutturali utili a rendere più credibile la candidatura di Sos Enattos. Certo, sarebbe stato utile muoversi prima. Ma meglio tardi che mai, specie c’è consapevolezza che occorre correre. Che infrastrutture? Ad esempio, reti di collegamento per il traffico di merci, persone e dati da e verso Sos Enattos. E ancora, infrastrutture per la logistica della costruzione di ET, che richiederà lo spostamento enormi volumi di materiali, lo stoccaggio e l’assemblaggio di parti prima del trasporto in loco e coinvolgerà centinaia di lavoratori. Cos’altro può servire? La risposta corretta a questa domanda può venire solo dall’interlocuzione sistematica con i ricercatori che hanno concepito ET e hano portato avanti la candidatura ESFRI. Loro più di chiunque altro hanno le informazioni necessarie a capire cosa può essere utile per spingere la candidatura di ET e per facilitare la costruzione di ET e il suo funzionamento. C’è un altro ambito, più ampio e che precede ET, su cui i neonati e nascituri comitati possono contribuire. E’ il dibattito sul modello di sviluppo del centro Sardegna e più in generale di tutta l’isola. Si, perché ET diventa un volano strategicamente utile per l’sola solo se l’isola sceglie un modello di sviluppo inclusivo sostenibile coerente con la logica alla base di ET. Altrimenti detto, la candidatura ad ospitare ET ha senso o meno a seconda del modello di sviluppo che elaboriamo. Siamo un’isola poco popolata. Perciò le nostre chance di sviluppo passano per la capacità di valorizzare ciò che abbiamo da offrire al resto del mondo più che dalla domanda interna. Con ET offriamo al mondo le caratteristiche geofisiche della nostra terra che ci rendono il luogo più idoneo per studiare le origini dell’universo; per sviluppare dunque nuova conoscenza. Quest’offerta incontra una domanda planetaria, e planetario sarà l’interesse per venire ad usare ET se mai verrà costruito sull’isola. Gli scienziati che verranno a lavorare a Sos Enattos domanderanno beni e servizi spesso ad alto contenuto tecnologico. Una domanda che stimolerà innovazione. Una domanda rivolta al mondo, ma quindi anche alle imprese sarde di oggi e di domani. Una domanda che potrebbe spingere nuove imprese, sarde e non, a localizzarsi nell’isola, magari non distanti da ET. Cos’altro possiamo offrire? La civiltà millenaria e ancora misteriosa dei nuragici. Possiamo offrire i saperi millenari delle nostre molteplici culture agropastorali e agricole. Possiamo offrire le potenzialità della nostra terra per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Altra innovazione. In sintesi, questi esempi suggeriscono un modello che produce valore aggiunto a partire dal nostro capitale naturale e culturale attraverso un processo sostenibile di continue innovazioni di processo, prodotto, servizi, esperienze. Innovazioni frutto del trasferimento e di tecnologie già esistenti e dello sviluppo di nuove. Un modello di sviluppo basato sulla conoscenza, dunque. Che richiede giovani menti allenate. Ci servono giovani dunque; con le loro menti aperte, con il loro desiderio di costruirsi un futuro di benessere a lungo termine. Da questo punto di vista essere un’isola poco popolata, in un mondo sempre più densamente popolato può essere un punto di forza. Perché, se ci fossero le condizioni, la Sardegna proprio perché poco popolata potrebbe diventare un posto attraente in cui vivere. Sia per i giovani d’Europa, che per quelli sardi ovviamente (ma senza cadere nell’ingenuità di volerli trattenere, i nostri figli). Viverci per contribuire a valorizzare, con le proprie competenze, un pezzetto di quel capitale culturale e naturale di cui l’isola dispone. Producendo beni e servizi per ET oppure per i micro caseifici che producono caprino di qualità, per fare due esempi. Cosa serve per attrarre i giovani? Non è facile dirlo, e per questo ben vengano comitati e un dibattito duraturo e approfondito. Certamente serve che ci siano i presupposti per cui un giovane competente possa intravedere la possibilità di produrre valore in Sardegna. Tra tali presupposti ci sono anche le infrastrutture che servono a dar forza alla candidatura di ET. Tra queste, oltre ai servizi per logistica e il trasporto, asili nido e scuole di ogni ordine e grado in cui i figli dei giovani possano sviluppare appieno il loro potenziale per essere cittadini del mondo (scuole internazionali, per esempio), in grado di dialogare col mondo. E un sistema sanitario funzionante. Ecco, questo è il vero valore aggiunto di ET. Orientare lo sviluppo dell’isola e promuovere l’infrastrutturazione necessaria perché il processo di sviluppo parta sul serio. Proprio perché le infrastrutture che servono per ET sono anche quelle che servono per uno sviluppo basato su conoscenza e innovazione applicate ai nostri settori tradizionali.
Benissimo il proliferare di comitati per ET, dunque. Ad alcune condizioni però. Primo, che non si tratti di concorsi di bellezza o fiere delle vanità vuoti di contenuti ma utili a mettersi in mostra, ad appuntarsi medagliette, a marcare il territorio e far la ruota per raccogliere qualche consenso in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, ormai vicini. Secondo, che questi comitati non si fronteggino gli uni contro gli altri in maniera sterile per partito preso. Terzo, che i comitati non siano espressioni autoreferenziali ma si facciano guidare dal dialogo sistematico con i ricercatori della collaborazione internazionale guidata da INFN che ha pensato ET e ci ha portato in dote la candidatura di Sos Enattos mentre in tanti, non tutti fortunatamente, dato che RAS credette e finanziò il progetto all’epoca, stavano alla finestra ad annusare l’aria.

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