La Nuova Sardegna

La lezione del Covid

La scienza contro i ciarlatani

di Plinio Innocenzi
-
hub vaccini Covid-19
◗
- hub vaccini Covid-19

Quando le scoperte scientifiche entrano in conflitto con le nozioni preconcette o le convinzioni della società, possono far sorgere resistenze o scetticismo. La scienza si basa su una serie di teorie e metodi che possono essere difficili per il grande pubblico da comprendere, ecco quindi che i comunicatori scientifici devono colmare questo gap di conoscenze, contestualizzarle e spiegarle con pazienza

3 MINUTI DI LETTURA





La prolusione di Anthony Fauci, l’esperto di malattie infettive che ha consigliato l’amministrazione statunitense durante la pandemia, in occasione del conferimento della laurea honoris causa ricevuta dall’Università di Siena ha rappresentato un momento di riflessione su una vicenda così dolorosa. Non è mancata la protesta esterna dei no vax che non hanno perso l’occasione per contestare un rappresentante della scienza ufficiale. Nel frattempo fortunatamente, nonostante le tante notizie false e strampalate diffuse durante la pandemia, i vaccinati non si sono trasformati in omini verdi, il DNA non è mutato e non c’è alcuna strana diffusione di altre malattie dovute ai vaccini. Una parte della popolazione è fermamente convinta delle sue ragione e non crede agli scienziati e all’efficacia dei vaccini.

Non c’è nulla di strano in questo e neppure bisogna avere nei confronti degli scettici atteggiamenti discriminatori pur tenendo conto che durante una pandemia è necessario assumersi delle responsabilità verso la collettività. La scienza a volte sfida convinzioni, valori o ideologie profondamente radicate. Quando le scoperte scientifiche entrano in conflitto con le nozioni preconcette o le convinzioni della società, possono far sorgere resistenze o scetticismo. Per questo motivo comunicare la scienza in modo efficace richiede la capacità di affrontare queste preoccupazioni e di impegnarsi in un dialogo per costruire la fiducia.

Non è tuttavia così semplice, gli scienziati generalmente hanno poca dimestichezza nel comunicare con la società. La capacità di trasmettere idee complesse in modo chiaro e coinvolgente è un'abilità che richiede pratica e formazione. Durante la pandemia i media hanno creato la figura del virologo predicatore che ha oscillato tra il trattare come deficienti chi non crede nella verità della scienza e seminare dubbi su tutto. La scienza si basa su una serie di teorie e metodi che possono essere difficili per il grande pubblico da comprendere. I comunicatori scientifici devono colmare questo gap di conoscenze, contestualizzarle e spiegarle con pazienza. Un noto virologo ha rifiutato il confronto con un no vax spiegando che per poter parlare con lui prima doveva prendere una laurea e un dottorato e poi avrebbe affrontato la discussione. La scienza è molto complessa e richiede una vita di studio, scorciatoie non ce ne sono. Molti concetti scientifici sono astratti e non direttamente osservabili nella vita quotidiana. Campi come la fisica quantistica o la genetica si occupano di fenomeni che sfidano la comprensione del mondo attraverso il senso comune. Questo vuol dire che rimane quasi inaccessibile alla maggior parte della popolazione. In una democrazia è un bel problema, perché se anche la classe politica manca delle conoscenze e cultura necessaria è possibile che la stessa scienza vada fuori controllo, basti pensare agli esperimenti di clonazione umana o alle bombe atomiche.

Nonostante la percezione comune non vi sono verità assolute per la scienza, ma il metodo di verifica e controllo degli esperimenti e dei dati è uno strumento potentissimo per far avanzare la conoscenza senza ricorrere a superstizioni e pensiero metamagico. È anche uno strumento di difesa verso ciarlatani e millantatori di ogni specie che facendo presa sulla buona fede vendono cure miracolose che la scienza “ufficiale” tiene nascoste in combutta con le big pharma e chi sa chi altro. L’agricoltura biodinamica, l’omeopatia, le medicine tradizionali, sono alcune delle pseudoscienze che hanno un solo effetto, svuotare il portafoglio di chi ci crede senza arrecare nessun beneficio, nel migliore dei casi. La ragioni della scienza si scontrano non solo con i pregiudizi dovuti alla mancanza di fiducia e poca conoscenza ma anche con la politica. Durante la pandemia si è assistito a un continuo conflitto tra chi difendeva le libertà personali e chi anteponeva la salute come bene collettivo su tutto. Questo però non è un problema che possono risolvere gli scienziati.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative