Verso una guerra per l’acqua
Gli sforzi della FAO potrebbero non essere sufficienti a impedire che milioni di famiglie contadine del Terzo Mondo precipitino in condizioni di indigenza assoluta
Se in questi giorni soffriamo le temperature torride di Cerbero e troviamo sollievo solo immersi nel mare o nei locali condizionati, consoliamoci: non abbiamo visto ancora niente. Sì, perché gli effetti del ritorno del Niño si faranno sentire alle nostre latitudini in inverno e in primavera.
Si attendono temperature più rigide ed eventi meteorologici estremi, rispetto ai quali l’impatto del caldo record di questi giorni è da ritenersi trascurabile. La FAO ha predisposto una serie di misure per proteggere gli agricoltori delle aree più esposte alle ricadute del fenomeno. Alle previste siccità che colpiranno Australia, Sud-est asiatico, Africa meridionale, America centrale e meridionale, la FAO intende rispondere con un programma di riserve alimentari, sostegni finanziari, banche delle sementi e altri interventi volti a controbilanciare le scarsità di risorse che graveranno su quelle parti del mondo.
Nel frattempo, al solo annuncio del ritorno del Niño, i mercati a termine di Londra già scommettono su rialzi dei prezzi di caffè, grano e altre materie prime, il che lascia presagire un’imminente ripartenza della spirale inflazionistica, almeno per quel che riguarda il costo del carrello della spesa e del pasto al ristorante o in mensa. Ma ciò che deve preoccuparci di più è che, visti anche i precedenti, gli sforzi della FAO potrebbero non essere sufficienti a impedire che milioni di famiglie contadine del Terzo Mondo precipitino in condizioni di indigenza assoluta, con ciò che ne consegue in termini di stabilità del contesto politico e sociale internazionale. I paesi più ricchi sono chiamati a un duplice impegno. Da un lato, dovranno accrescere la loro azione di contrasto all’aumento dei prezzi, attraverso misure che rendano più equa la distribuzione dei costi dell’inflazione. È bene infatti ricordare come il fenomeno inflattivo in atto da circa due anni risulti principalmente determinato, almeno in Europa, da un deciso aumento dei profitti, vale dire dal fatto che le imprese hanno ritoccato i loro listini verso l’alto più di quanto richiesto dall’incremento dei costi di produzione. Allo stesso tempo, a questi paesi è richiesto un maggiore sforzo di programmazione per potenziare gli interventi di aiuto e cooperazione rivolti ai paesi colpiti dalla furia del Niño, affinché i già consistenti flussi migratori e gli squilibri di benessere non abbiano modo di consolidarsi. Le temperature incandescenti di questi giorni e la rinnovata paura del Niño ci ricordano che l’area del Mediterraneo è una delle più esposte agli effetti dei mutamenti del sistema climatico globale. L’IPCC, il principale organismo intergovernativo che nel mondo si occupa di questi problemi, individua in quest’area un tipico hot-spot climatico, ovvero uno dei luoghi più esposti agli effetti dei cambiamenti del clima. Tra le risorse per le quali il Mediterraneo si troverà a patire una condizione di crescente criticità c’è l’acqua. Già oggi le dotazioni idriche nell’area sono limitate, non uniformemente distribuite e spesso inadatte alle esigenze umane, ambientali e produttive. In prospettiva, tale quadro potrebbe ulteriormente aggravarsi, determinando un’accesa competizione tra chi dell’acqua ha bisogno. Se non si interverrà rapidamente andremo incontro a una guerra per l’acqua, rispetto alla quale dovremo scegliere se irrigare i campi o aprire gli alberghi per ricevere i turisti, se far lavorare le industrie o continuare a disporre nelle nostre abitazioni di acqua corrente tutti i giorni e a tutte le ore. Per fortuna, almeno da quest’ultimo punto di vista, noi sardi non avremo particolari problemi di adattamento. Infatti, grazie alla rinomata qualità con cui il servizio idrico viene gestito da Abbanoa – qualità che proprio in questi giorni raggiunge picchi di eccellenza difficilmente eguagliabili – ci stiamo da tempo “allenando” a sopravvivere in una condizione di perenne emergenza idrica.
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