La Nuova Sardegna

Bocciati nei livelli di assistenza

Sardi evitate di ammalarvi

di Eugenia Tognotti
Sardi evitate di ammalarvi

L’impegno per garantire i Lea ai sardi non è stato il pezzo forte della campagna elettorale

23 febbraio 2024
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Procuriamo di stare sani, noi sardi (e non solo). Perché stando all’ultimo drammatico Report (basato su dati provvisori del ministero della Salute) solo otto regioni più il Trentino garantiscono i Lea, un acronimo che sta per «livelli essenziali di assistenza». E non c’è bisogno di spiegare che la parola ‘essenziale’ dice tutto, a cominciare dal fatto non vengono assicurate le prestazioni sanitarie che dovrebbero essere garantite a tutti in base alla nostra Costituzione.

In dodici regioni – a cui va aggiunta l’Alto Adige – c’è almeno un settore in cui il servizio non raggiunge gli standard minimi fissati per legge in tre macro categorie, l’Area prevenzione, area distrettuale e Area ospedaliera. La situazione sanitaria è stata ‘calcolata’ prendendo in considerazione 22 indicatori, pesato, ciascuno, in base ai valori “soglia” previsti nel sistema di misurazione, dando luogo a un punteggio finale: la sufficienza si raggiunge con un punteggio di 60 su 100.

L’area in cui la sanità è più efficiente si stende dalla Lombardia al Friuli-Venezia Giulia e arriva fino a Emilia-Romagna e Marche. Nell’isola felice della efficienza c’è anche la Toscana, che vanta una tradizione di buon livello della sanità a forte prevalenza pubblica. I dati provvisori dei Lea, indicati in una tabella per il periodo 2017-22, suggeriscono qualche riflessione. La prima. Ad essere sotto la soglia, non siamo solo noi (isolani e isolati) e le criticità non riguardano più solo il Mezzogiorno e le isole, da sempre fanalino di coda in tutte le statistiche.

Le nuove Regioni inadempienti sono nel nord-ovest (Piemonte e Liguria) e nel centro (Lazio e Abruzzo). Sono carenti in due macro-aree il Piemonte, la Campania, la Basilicata, la Calabria, la Sicilia e la Sardegna. Qui da noi l’insufficienza riguarda sia l’area cruciale della Prevenzione - cioè quella delle coperture vaccinali, degli screening oncologici e dello stile di vita; sia l’assistenza distrettuale che prende in considerazione il consumo di farmaci e le cure domiciliari, l’efficienza dei pronto soccorso, su cui non occorre soffermarsi, dato che le cronache ci segnalano quasi quotidianamente inadempienze e ritardi.

La seconda considerazione rimanda al peggioramento sulla fornitura delle cure essenziali. Il 2022 ha conquistato il primato di anno peggiore dal 2017. Il nostro servizio sanitario nazionale sembra essere uscito molto malridotto dall’emergenza Covid-19: la speranza che la terribile lezione della pandemia avesse dato una formidabile scossa ai decisori politici, imponendo una nuova centralità per il diritto alla salute è naufragata. Le inefficienze e le disuguaglianze territoriali anzi sono aumentate e non si può non pensare con inquietudine alle più che prevedibili conseguenze dell’autonomia differenziata spacca Italia. Che dire? Più di mezza Italia presenta un punteggio inferiore alla soglia in una o più macro-aree (prevenzione-ospedale-territorio) e le Regioni che non adempiono ai Lea rischiano di perdere una quota del finanziamento sanitario governativo pari a circa l’1-2 per cento.

Preoccupa la tendenza in atto: nel precedente monitoraggio la situazione era invertita, con dodici Regioni promosse e otto sotto la sufficienza. Ci sarà sfuggito: ma non pare che l’impegno forte per far guadagnare la “sufficienza” e garantire i Lea ai sardi, a tutti i sardi, sia stato il pezzo forte della campagna elettorale in atto.

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