La Nuova Sardegna

Oristano

«Settemila reclami causati da Abbanoa Ma quale morosità...»

di Giampaolo Meloni
«Settemila reclami causati da Abbanoa Ma quale morosità...»

Adiconsum contesta il bilancio della gestione di un anno presentato per la provincia: «Questi signori ora vadano via»

14 febbraio 2013
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I conti presentati da Abbanoa non tornano. Il bilancio di un anno, il 2012, proposto nei giorni scorsi, dal quale affiora un indice di morosità elevato, non è rispondente alla realtà. Anzi, l’associazione dei consumatori Adiconsum è decisamente più severa nella valutazione: «Dati falsi», taglia corto Giorgio Vargiu, che ne è il segretario regionale. «Gli utenti oristanesi non sono affatto morosi – incalza –, piuttosto sono firmatari di una montagna di reclami che non hanno trovato riscontro nel gestore unico del servizio idrico». Settemila fascoli, ognuno è un contenzioso, tutti della provincia di Oristano. Due pareti coperte da faldoni con le pratiche dei cittadini che contestano letture, ingiunzioni, bollette, adornano l’ufficio dell’Adiconsum.

Una versione decisamente opposta a quella proposta dall’Agenzia. «È tempo che la politica intervenga, è tempo che gli utenti trovino riscontro nella richiesta presentata da tempo: la rimozione delle persone che guidano Abbanoa. Ma stranamente la politica tace». Fatta salva un’eccezione, l’interpellanza proposta qualche tempo fa dal consigliere regionale del Pd Gian Valerio Sanna, che ancora attende di entrare nell’ordine del giorno del consiglio regionale. Non c’è da stupirsi: Abbanoa, nata con il sacrosanto obiettivo di mettere ordine nella giungla delle gestioni e la prospettiva di assumere le connotazioni di una gestione aziendale, è rimasta imbrigliata nelle maglie degli equilibrismi politici.

Il risultato è una dinamica gestionale che l’associazione dei consumatori non esita a definire «fatti del tutto illegittimi e non rispettosi dei doveri di Abbanoa e dei diritti dei consumatori». Il primo della lista, spiega Vargiu, è il rifiuto che Abbanoa oppone agli utenti che, pur avendo avviato un reclamo, non solo non ricevono risposta ma soprattutto non possono pagare le bollette successive che ritengono regolari, perchè in questi casi viene sospesa la fatturazione.

All’apice delle contestazioni c’è soprattutto l’impatto con gli utenti nella fase di avvio della gestione, nel 2008, quando Abbanoa ha cominciato a richiedere i pagamenti a fare data dal 2005, quando ancora titolari del servizio erano i Comuni o altri organismi. «Perchè i cittadini devono pagare quei periodi di fatturazione ad Abbanoa e perdipiù con tariffe aumentate rispetto alle precedenti?», obietta Vargiu. Anche su questo aspetto il punto di vista di Adiconsum è chiaro: chiedere il pagamento per un servizio non reso configura l’indebito arricchimento. Situazione che nasce peraltro da un prologo altrettanto controverso, secondo Adiconsum, ossia, spiega il segretario regionale dell’associazione consumatori, «il fatto che l’ingresso di Abbanoa nella gestione del servizio non sia stato comunicato agli utenti, né sia stato proposto un contratto. «Come puoi pretendere pagamenti arretrati, con tariffe nuove se io neppure sapevo della tua esistenza?».

Dall’arcipelago delle incertezze e delle contestazioni affiora anche il nodo delle depurazioni, sempre messe in discussione dagli utenti che anche in questo caso hanno obiettato sul servizio non reso. Infine, la periodicità delle fatturazioni, che, sostiene Vargiu, dovrebbero essere notificate ogni bimestre, e ogni quattro mesi il pagamento a saldo. Invece ricevono in acconto, passano anni e si ritrovano con le ingiunzioni».

Insomma, uno scenario che non ammette accuse. «Come si può arrivare a tanto quando si tratta di migliaia di utenti che aspettano invano una comunicazione da Abbanoa in risposta ai reclami? La società deve rispondere entro 30 giorni, passati i quali c’è una penale di 50 euro a carico del gestore». Incongruenza ancora più forte quando, «come dimostrano i dati reali, la presunta morosità o è contenzioso o è indotta dalla stessa Abbanoa». Non solo. «I consumatori sardi sono ai vertici della classifica italiana dei “buoni pagatori”. Con tutte le altre aziende i sardi hanno un livello di morosità minimale e del tutto fisiologico, cosa ancora più apprezzabile se si pensa alla crisi e alle difficoltà economiche che patiscono le famiglie e le imprese».

Tutto questo fa dire all’Adiconsum che «le cifre relative ai crediti dichiarate da Abbanoa sono del tutto false e inattendibili. Diventeranno certe quando risolveranno l'enorme mole di contenzioso pendente. E quando questo succederà, emergerà che i bilanci erano basati su crediti certi che certi non sono». Sia chiaro, precisa infine Vargiu, «per noi Abbanoa è un patrimonio che va salvato, ma la salvezza del gestore unico passa attraverso il riconoscimento dei diritti dei consumatori. Ma la richiesta di dialogo ottiene una sola risposta: il silenzio».

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