Fanghi ammassati al porto, chieste cinque condanne

SANTA GIUSTA. Tre domande per esordire, cinque richieste di condanna per concludere. La sentenza per il processo dei fanghi ammassati in alcune aree del porto e riutilizzate per lavori stradali si fa...

SANTA GIUSTA. Tre domande per esordire, cinque richieste di condanna per concludere. La sentenza per il processo dei fanghi ammassati in alcune aree del porto e riutilizzate per lavori stradali si fa però attendere. Il giudice monocratico Modestino Villani ha preso tempo, fissando una nuova udienza, anche per la conclusione delle arringhe degli avvocati difensori che hanno avuto rispetto al pubblico ministero Paolo De Falco posizioni ben diverse.

Le tre domande hanno quindi aperto la requisitoria del processo che vede imputati l’ex direttore del Consorzio Industriale Sergio Niedda e alcuni tra i responsabili della Vittadello, la ditta che stava eseguendo i lavori di dragaggio del fondale del porto.

Contemporaneamente la Vittadello stava effettuando dei lavori sulla 131 all’altezza di Marrubiu e di ripristino della cava adiacente la zona industriale. E fu proprio sulla Carlo Felice che finirono notevoli quantità della terra ammassata nella Zona Industriale.

Le tre domande che hanno preceduto la ricostruzione della vicenda erano: «Questo materiale era idoneo per essere riutilizzato? È stato un lavoro svolto in economia o un reato? E chi ne ha tratto profitto?». Per quanto non possano essere considerati come materiali inquinanti, secondo il pubblico ministero, per il riutilizzo di quei fanghi sarebbero servite particolari autorizzazioni. Nessuno le chiese e così si venne meno anche al capitolato d’appalto, cosa che consentì alla Vittadello di presentare l’offerta vincente per aggiudicarsi i lavori sulla 131 e al Consorzio di risparmiare oltre un milione e ottocentomila euro.

Tra autorizzazioni non richieste e profitti non leciti, sebbene i soldi non finirono nelle tasche di privati, per il pubblico ministero le condanne devono arrivare. Un anno e tre mesi sono stati chiesti per Sergio Niedda, per Antonio Giannella e Carlo Zelco; un anno e sei mesi per Dario Sangallo; un anno per Matteo Ferrazza e Brunello Fulini. Gli ultimi cinque sono i responsabili della Vittadello, sul cui ruolo però gli avvocati difensori Marina Zelin, Roberto Nati, Guido Manca Bitti, Carlo Pilia e Mario Testa hanno avuto più di un appunto da muovere all’accusa. Hanno chiesto l’assoluzione perché quei fanghi non erano equiparabili a rifiuti e perché, sebbene siano indicati come responsabili di vari cantieri non ebbero un ruolo nelle decisioni. A proposito di decisioni – tra queste c’è anche la richiesta di una provvisionale da centomila euro sollecitata dall’avvocato Raffaele Miscali, parte civile per il Comune – quella del giudice arriverà il 13 dicembre, dopo l’arringa dell’avvocato Franco Luigi Satta difensore di Sergio Niedda.

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