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La polemica

Boss mafiosi al 41-bis in Sardegna, Nordio difende il piano: «Avviato da anni, nessun sovraffollamento»

Boss mafiosi al 41-bis in Sardegna, Nordio difende il piano: «Avviato da anni, nessun sovraffollamento»

Il ministro replica all’interrogazione dei senatori Sabrina Licheri ed Ettore Licheri e ricostruisce atti e numeri sugli istituti dell’isola. Il deputato Perantoni parla di decisioni calate dall’alto e chiede confronto vero con il territorio

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Sassari Il potenziamento delle sezioni dedicate al 41-bis negli istituti penitenziari sardi rientra in una programmazione avviata da tempo e non rappresenta una decisione estemporanea. È la posizione espressa dal ministro della Giustizia Carlo Nordio nella risposta all’interrogazione presentata dai senatori del Movimento 5 Stelle Sabrina Licheri ed Ettore Antonio Licheri.

Nella replica scritta, il guardasigilli ricostruisce cronologia e riferimenti amministrativi. All’11 febbraio 2026 negli istituti dell’isola risultano presenti 2.448 detenuti su una capienza regolamentare di 2.583 posti, dato che – sottolinea – esclude situazioni di sovraffollamento. È in corso un piano di riorganizzazione degli spazi destinati al regime speciale: tra gli interventi figurano l’apertura della sezione da 92 posti nel carcere di Cagliari Uta, progettata già nel 2011, e lavori di adeguamento strutturale e funzionale nella casa circondariale di Nuoro.

Nordio richiama inoltre una comunicazione del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del 20 maggio 2014 alla Presidenza della Regione, relativa all’apertura dell’istituto di Uta nell’ambito del circuito regionale, con la previsione di una sezione da 92 posti analoga a quella di Sassari. Elementi che, secondo il ministro, confermano come l’attuale assetto discenda da interlocuzioni istituzionali pregresse e si inserisca in un piano nazionale di razionalizzazione dei circuiti detentivi che riguarda più regioni.

Sul fronte della sicurezza, il ministro precisa che l’amministrazione penitenziaria non dispone di informazioni circa l’eventuale presenza in Sardegna di collaboratori di giustizia sotto copertura, materia di competenza del Servizio centrale di protezione del ministero dell’Interno. Negli istituti dell’isola non risultano sezioni dedicate ai collaboratori né reparti riservati ai familiari. Quanto alla sanità penitenziaria, viene ricordato che il servizio è ricondotto al Servizio sanitario nazionale e, per la Sardegna, regolato dal decreto legislativo 140 del 2011; è attivo un osservatorio permanente con funzioni di monitoraggio. La riorganizzazione del carcere di Nuoro prevede inoltre una riduzione della capienza da 378 a 110 posti, con effetti ritenuti positivi anche sotto il profilo sanitario.

La risposta del ministro non ha però spento le polemiche politiche. «Il ministro interviene solo alla vigilia della manifestazione di Cagliari convocata dalla presidente Todde per domani, sabato 28 febbraio, alla quale hanno aderito 120 sindaci, partiti e associazioni», afferma il deputato sardo del M5S Mario Perantoni. Secondo l’esponente pentastellato, il richiamo a documenti risalenti a oltre dieci anni fa non basterebbe a giustificare scelte considerate calate dall’alto. In particolare, su Nuoro – sostiene – non si sarebbe mai discusso di una trasformazione di tale portata nell’equilibrio del sistema penitenziario regionale.

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