Uras, un corteo silenzioso avanza tra le strade invase dal fango

INVIATO A URAS. Non è un funerale come gli altri. Che non lo sia, lo si capisce alla fine della messa per l’addio a Vannina Figus, la donna di 64 anni, annegata nella sua casa di via Sassari, lunedì...

INVIATO A URAS. Non è un funerale come gli altri. Che non lo sia, lo si capisce alla fine della messa per l’addio a Vannina Figus, la donna di 64 anni, annegata nella sua casa di via Sassari, lunedì pomeriggio. Il vescovo di Ales, monsignor Giovanni Dettori, aveva provato nell’omelia di qualche minuto prima a lenire con le sue parole il dolore dei figli della donna. Si era rivolto ad Antonio, Alessia, Serena e a tutti i familiari seduti nei primi banchi della chiesa di Santa Maria Maddalena.

Ma è pochi istanti prima che la cerimonia termini che le parole fanno breccia sul dolore di un intero paese. Di fronte al microfono, una donna recita una breve preghiera. È la voce della comunità che chiede a quel Cielo che gli ha mandato la pioggia «La forza di non vacillare e di stare vicini per affrontare ciò che ci è capitato».

È una frase che fa da preludio a quelle ben più dirette che pronuncerà il parroco don Tullio Ruggeri: «Fino a quando conteremo vittime? Fino a quando continueremo a dire che abbiamo perso tutto? Il Signore ci ha lasciato un’opera meravigliosa, ma noi abbiamo perso il senso del rispetto e siamo stati amministratori irresponsabili della nostra vita». Non sono parole scelte a caso o, peggio, di circostanza. Un attimo dopo lo si capisce ancora meglio, quando il sacerdote dice: «Anche l’acqua ha il diritto ad avere il suo percorso, ma noi glielo prendiamo e lei si rifà strada. È questo che deve tormentare le coscienze. Amministratori, mettete giudizio, rispettate la dignità dell’uomo e che scorra un fiume di giustizia non di fango».

Sono le parole che chiudono la messa, con il corteo che poi si sposterà verso il cimitero, dopo aver raccolto un po’ di conforto con le parole del vescovo. Monsignor Giovanni Dettori non si è però accontentato solo di quelle. Ha chiesto che, senza vergogna, chi ha subito dei danni faccia giungere alla parrocchia le indicazioni con l’indirizzo della casa e ciò di cui c’è immediata necessità. «Così aiuteremo la Caritas a far arrivare in maniera migliore gli aiuti. Non illudiamoci che sarà posto rimedio a tutto, perché non potrà essere così. La chiesa ci metterà tutto il suo impegno e arriverà sin dove le è possibile». Ma non è solo per le parole dette in chiesa e per le mani della solidarietà che si allungano sulla comunità che quello di ieri non è stato un funerale come gli altri. Il corteo funebre che cammina verso il cimitero attraversa anche alcune tra le zone più colpite dall’alluvione. Così, mentre la bara viaggia lenta verso la sua ultima meta, c’è chi interrompe per rispetto il lavoro con cui sta provando a rendere di nuovo abitabili le case. È un funerale diverso perché ancora quel corteo usa vestiti che, si capisce, sono stati recuperati tra ciò che l’acqua il fango ha risparmiato. È un funerale diverso perché il corteo passa tra cataste di roba da buttare che, con pazienza e rassegnazione, gli abitanti stanno accumulando fuori dalle case prima di portarla in alcuni spiazzi individuati come centri di raccolta. È un funerale diverso, perché Piero Pia, il marito di Vannina Figus, non vi partecipa. È in una stanza dell’ospedale San Martino a Oristano e, nonostante abbia visto il corpo galleggiare davanti a sé, non ha ancora capito che il suo amore è morto.

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