Cabras, tra i migranti molti siriani
Sono 26 i rifugiati appena arrivati: quelli del primo contingente sono già “spariti”
CABRAS. Alcuni di loro, ieri mattina, giocavano con un pallone nel giardino dell’agriturismo Is Cortillaris. Sotto la pioggia. Il pallone l’hanno trovato sul prato anche perché, come quelli che li hanno preceduti, non avevano quasi nulla come bagaglio. I 26 migranti che da venerdì sono arrivati a Cabras sono un gruppo eterogeneo e multiculturale che evidentemente non teme la pioggia, forse perchè è un evento abbastanza raro nelle loro terre d’origine. Se la prima volta erano quasi tutti provenienti dal Corno d’Africa, ora i migranti arrivano anche dall’Asia e dalla Africa nera. Oltre a un gruppo di eritrei, ci sono anche camerunensi, malesi e soprattutto siriani. Proprio la storia dei rifugiati siriani è quella più singolare. Se gli altri migranti sono arrivati in Sardegna dopo aver vissuto piccole odissee nel Sahara e nel Mediterraneo, i profughi siriani hanno impiegato appena quattro giorni per passare dalla guerra che affligge la loro nazione alla pace dell’agriturismo cabrarese. Ovviamente, non parlano una parola d’italiano ma ricostruire la loro avventura non è impossibile. I siriani sono arrivati a Tripoli, in Libia, a bordo di un normalissimo aereo di linea. Poi, il trasferimento verso una meta non meglio precisata delle coste libiche, dove sono saliti su un vecchio motopeschereccio che ha incrociato una delle navi italiane impegnate nel pattugliamento del canale di Sicilia, che li ha scortati fino a Lampedusa. Quindi, con un ponte aereo allestito dalle autorità italiane sono arrivati in Sardegna e quindi a Cabras. Ora non resta che capire se i 26 nuovi ospiti dell’agriturismo Is Cortillaris chiederanno asilo politico in Italia o se si comporteranno come gli eritrei che li avevano preceduti e che, dopo qualche settimana di soggiorno, hanno raggruppato le loro cose e se ne sono andati. Del primo contingente di profughi arrivati a Cabras, infatti, si sono perse le tracce da settimane. Chi li conosce dice che ormai dovrebbero essere arrivati dove erano diretti, magari sfruttando documenti falsi oppure giocando con le somiglianze. Un giochetto che avrebbe permesso loro di imbarcarsi su una qualsiasi nave che collega Olbia con le altre città che si affacciano sul Tirreno. Ricostruirne i movimenti è praticamente impossibile. Esattamente come provare a comprendere le intenzione dei 26 nuovi ospiti che da ieri occupano le stanze dell’agriturismo cabrarese e che potrebbero scomparire da un momento all’altro, spaventati dall'idea di dove restare in Italia e in Sardegna.
Claudio Zoccheddu