La Nuova Sardegna

Oristano

Sui banchi di scuola arriva frutta pugliese e già confezionata

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Marrubiu, forte polemica su un progetto del Ministero I prodotti vengono distribuiti ai bambini delle primarie

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MARRUBIU. Mangiare frutta fa bene, purchè sia buona. Il progetto di educazione alimentare per le scuole primarie, denominato “Frutta nelle scuole”, sta infatti facendo discutere e ha suscitato una forte contrarietà non solo nei genitori. È promosso dal ministero delle Politiche agricole, finanziato dall’Unione Europea e vi hanno aderito tantissime scuole. Pur essendo un progetto che ha a cuore la salute e l’educazione alimentare, le pecche individuate sono diverse. «Manifesto la grande preoccupazione per il grave illecito alimentare a danno dei bambini della scuola elementare di Marrubiu, con la distribuzione di prodotti ortofrutticoli provenienti da zone non sarde e da territori purtroppo anche offesi da inquinamento, come la Campania – scrive Luigi Zucca, rappresentante del Movimento di Liberazioni Nazionali Sardu –. Rammento la legge regionale sull’utilizzo di prodotti a chilometri zero per i minori nelle strutture pubbliche. Il nostro territorio è a vocazione agricola, in questo modo si sta favorendo la sleale concorrenza commerciale».

Tanti anche i genitori preoccupati dalla provenienza e soprattutto dallo stato di conservazione di frutta e verdura. «È da tempo che va avanti il progetto. Avevamo perplessità già negli anni scorsi e anche le insegnanti si lamentavano per la scarsa qualità e lo stato di conservazione della frutta, ma ultimamente è sempre peggio – racconta una mamma di Terralba –. Alcuni frutti vengono dati già sbucciati e affettati, chissà quanto tempo sono stati in viaggio già pronti e a quali temperature. Mio figlio non ne mangia più e riporta a casa fragole ammuffite, pomodori raggrinziti, kiwi dal colorito non invitante. Ho chiesto alla maestra di non dargliene più».

Anche diverse maestre sono contrarie, ma il progetto è a livello nazionale, perciò è il Ministero a scegliere le aziende produttrici e non la scuola o il Comune. Indignate anche le aziende ortofrutticole locali. «Com’è possibile che in una terra come la nostra, dove c’è una campagna di sensibilizzazione per acquistare i prodotti sardi, si presentino ai bambini i prodotti confezionati provenienti da altre regioni – dice Katia Marcias, che si occupa di promozione di aziende del territorio –. I nostri prodotti, la nostra terra sono il nostro punto di forza, la strada per uscire dalla crisi. Immagino uno dei nostri agricoltori che tornando a casa dopo dodici ore di lavoro si trova tra le mani una confezione di Bari».

A condividere la protesta è anche il sindaco. «Farò mia la protesta col ministro Lanzetta,specificando che il progetto dev’essere fatto con prodotti regionali altrimenti la scuola bene fa a rimandarli indietro previo democratico sondaggio con i genitori – dice Andrea Santucciu –. Alle elementari non abbiamo mensa, ma alle materne c’è e usiamo prodotti a chilometro zero».

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