Commessa morta al Fior di Bolle, patteggiano i due proprietari
Un anno e mezzo a Giuseppe e Nicola Melis (Comochi) per l’omicidio colposo di Cristina Allegretti Non luogo a procedere per il responsabile dell’agenzia di lavoro interinale Quanta
ORISTANO. Un anno e mezzo. La legge dice questo e fa i conti con i numeri anche di fronte a una tragedia come la perdita di una figlia o di una sorella. Il conto era già stato fatto quando l’avvocato Maurizio Barrella aveva raggiunto l’accordo con il pubblico ministero Armando Mammone. Ieri il patteggiamento è stato ratificato dal giudice per le udienze preliminari, Silvia Palmas, che, anche con la sentenza di non luogo a procedere per il terzo imputato, ha chiuso il caso della morte al negozio di detersivi alla spina Fior di bolle di via Loffredo.
La tragedia si consumò in un attimo. La commessa Cristina Allegretti, che stava aiutando altre persone nel trasporto di un’enorme cisterna di detersivo da posizionare nel magazzino, fu travolta dal contenitore che pesava svariate centinaia di chili. Le piombò sulla testa non lasciandole scampo. Ogni soccorso, di fronte agli occhi impietriti di chi aveva assistito all’incidente, fu inutile.
E così, il 25 novembre del 2011, il negozio abbassò le serrande. Prima arrivarono i sigilli, poi la chiusura definitiva come se quel giorno non si fosse fermato solo il cuore di Cristina Allegretti. Ma i responsabili di quanto accaduto andavano trovati e la procura individuò in Giuseppe e Nicola Melis, padre e figlio responsabili della Comochi che gestiva il negozio, i possibili colpevoli per il mancato rispetto di una serie imprescindibile di norme sulla sicurezza nel posto di lavoro. Quel lavoro che Cristina Allegretti aveva trovato alla soglia dei quarant’anni attraverso l’agenzia interinale Quanta. Avrebbe dovuto svolgere, a tempo determinato, mansioni da commessa, invece quel giorno si trovò a trasportare l’enorme cisterna che si ribaltò per la presenza di un dislivello lungo il percorso verso il magazzino.
Proprio per il fatto che il lavoro fosse stato reperito attraverso l’agenzia interinale Quanta, arrivò l’imputazione anche per il responsabile Umberto Quintavalle. Il pubblico ministero gli contestava di non aver verificato la presenza della documentazione sulla valutazione del rischio. In quello che la Comochi consegnò alla Quanta non c’era infatti la disamina sul negozio di via Loffredo, ma solo quelle degli altri punti vendita della Sardegna.
Non è stato un motivo sufficiente per il coinvolgimento di Umberto Quintavalle in un eventuale processo, perché come richiesto dagli avvocati difensori Fulvio Simoni e Marcello Sequi è arrivato il proscioglimento. Sono quindi due i responsabili dell’incidente e su di loro ora graverà il peso del risarcimento dei danni ai familiari di Cristina Allegretti. La mamma e il fratello, assistiti dagli avvocati Antonio e Carlo Tola, si erano infatti costituiti parte civile. Ma sarà un risarcimento quanto mai amaro, al quale avrà diritto anche la collega di lavoro, assistita dall’avvocato Michele Loi. In seguito a quell’episodio subì un trauma psichico.
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