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Incidente sul lavoro, patteggiano

Incidente sul lavoro, patteggiano

A una dipendente rimase il braccio incastrato nella seminatrice

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ARBOREA. Un incidente, terribile come tanti. Era il 30 maggio di due anni fa quando la vita di Debora Cannas cambiò per sempre. Stava lavorando al Vivaio Peterle e il suo braccio rimase incastrato nella seminatrice. Due anni dopo, i titolari dell’azienda che ricoprono anche il ruolo di rappresentanti legali dell’azienda, hanno scelto di pagare il loro debito con la giustizia patteggiando mille euro, di fronte al giudice monocratico Anna Rita Murgia. Il resto lo racconterà l’eventuale causa civile per il risarcimento dei danni, con la vittima dell’incidente che ora si ritrova di fronte ad un’invalidità dalla quale non guarirà. Ha infatti perso la funzionalità del braccio destro, quello che era finito nell’ingranaggio della seminatrice alla quale mancava una griglia.

Questo dettaglio, oltre al mancato svolgimento dei corsi sulla sicurezza e al mancato affiancamento della dipendente per un periodo congruo sul posto di lavoro, ha portato i fratelli Antonio, Fabio e Luca Peterle di fronte al giudice. Assistiti dall’avvocato Mario Maffei hanno trovato l’accordo con il pubblico ministero Ivan Sanna per il patteggiamento a mille euro per lesioni colpose.

Il capitolo però non è chiuso, perché ora in sede civile il tribunale dovrà stabilire l’entità del risarcimento del danno. Intanto fuori dall’aula il commento della vittima e quello degli imprenditori hanno toni alquanto differenti. Debora Cannas ancora combatte con la lesione che l’incidente le ha procurato e si chiede: «Una vita umana vale un guadagno superiore? Se ci fosse stata la griglia, non avrei subito l’incidente a causa del quale, anche ora, per un datore di lavoro sono solo un problema perché ho perso la funzionalità a tutto l’arto. E purtroppo non ho subito solo un problema fisico, perché mi porto dietro un trauma enorme anche a livello psichico. La giustizia italiana però ha pene irrisorie per simili reati».

Per i fratelli Peterle parla invece l’avvocato Mario Maffei: «Siamo di fronte a una vicenda che ha dei tratti molto spiacevoli. I miei clienti sono molto coinvolti da quanto è successo e mai si sono sottratti alle loro responsabilità. L’assemblaggio del macchinario è stato fatto dalla casa produttrice e l’unica responsabilità è il mancato controllo. Dal punto di vista processuale abbiamo fatto la nostra parte e non intendiamo sottrarci al risarcimento anche prima dell’apertura di una causa». (e.c.)

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