La Nuova Sardegna

Oristano

Il Tar boccia le serre, stop al fotovoltaico e alla EnerVitaBio

di Enrico Carta
Il Tar boccia le serre, stop al fotovoltaico e alla EnerVitaBio

Narbolia, irregolari le autorizzazioni per l’impianto Il Comune non era l’organo competente per rilasciarle

3 MINUTI DI LETTURA





NARBOLIA. Bocciate, perché le autorizzazioni non sono regolari. Le 1.600 serre fotovoltaiche sono fuori legge, perché a dare il via libera alla costruzione dell’impianto della società EnerVitaBio era stato, durante la precedente legislatura, il Comune; e perché il sì era arrivato attraverso una legge e un iter procedurale che non dovevano essere presi in considerazione in un caso come questo. La sanatoria poi decisa dalla Regione con la firma dall’ex assessore all’Agricoltura, Oscar Cherchi, non si può applicare perché darebbe legittimità a un percorso che sin dal momento iniziale era viziato da irregolarità.

La sentenza del Tar, attesa per mesi ed arrivata ieri, apre quindi un nuovo scenario. Sicuramente la battaglia legale proseguirà di fronte al Consiglio di Stato, ma il primo pronunciamento dice che la procedura era illegittima ed essendo questa illegittima anche tutto ciò che ne è scaturito dev’essere considerato tale. È così che i giudici del tribunale amministrativo hanno dato ragione alle associazioni Adiconsum e Italia Nostra e al comitato di cittadini che avevano mosso guerra all’impianto in funzione ormai da diverso tempo.

Storia vecchia quella di S’Arrieddu. La battaglia del comitato, che porta lo stesso nome del sito, inizia nel momento in cui si viene a conoscenza dell’investimento, dietro il quale c’è il signor Paolo Magnani. Un uomo solo per un investimento così imponente? È in questo momento che iniziano i dubbi, confermati quando si capisce che dietro c’è ben altro. Gli occhi a mandorla degli investitori cinesi non tarderanno a farsi notare nella zona in cui è in costruzione l’impianto, autorizzato direttamente da alcuni provvedimenti presi dal Comune.

E qui nascono altri dubbi. È l’amministrazione di Narbolia a dover dare il via libera? O è forse la Regione il vero organo competente? Serve la valutazione d’impatto ambientale? O bastano le tre autorizzazioni separate, come se il progetto fosse stato frazionato? Le risposte le hanno date i giudici, dopo mesi di battaglie giudiziarie iniziate nel 2012, quasi tre anni dopo il via libera all’impianto.

Ne sono passati altri due e i pannelli producono energia, mentre al di sotto ci sono le coltivazioni previste. Questo il presente, mentre è il futuro ad essere incertissimo. L’unica cosa certa è un approdo della vicenda al Consiglio di Stato, luogo ultimo che metterà una pietra tombale sulla vicenda. Intanto, i legali sono già al lavoro dopo aver letto le motivazioni della sentenza, sebbene persino da questo punto di vista le cose appaiono destinate a cambiare. Maria Giovanna Pisanu che affiancava gli avvocati Piero Franceschi e Riccardo Caboni nella difesa del Comitato e delle associazioni Adiconsum e Italia Nostra che si opponevano al progetto nel frattempo è diventata sindaco di Narbolia. Resta da capire quindi se il Comune, sinora assistito dall’avvocato Stefano Gabbrielli, intende proseguire nella difesa dell’investimento privato oppure lascerà la EnerVitaBio, assistita dall’avvocato Maurizio Zoppolato, sola a cercare di salvare l’impianto.

Per ora, oltre alla vittoria, Adiconsum, Comitato e Italia Nostra festeggiano anche il fatto che a pagare le spese processuali – ottomila euro – saranno proprio coloro che vogliono l’impianto.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il provvedimento

Abusi edilizi e scarichi irregolari: chiuso il ristorante “Sapore di mare”, ex Chicca Piperita

di Argentino Tellini
Le nostre iniziative