Bosa alla ricerca di turisti: un ricordo il tutto-esaurito
Alberghi non completi e molte case da affittare che rimarranno non occupate Gli operatori chiedono più servizi e maggiori interventi estetici nell’antico borgo
BOSA. Città del Temo e patria del Grifone Bosa vive i suoi giorni di (quasi)pienone agostano con qualche sofferenza.
Latitano i “continentali,” reggono gli stranieri e resistono come attrattiva le colonne degli appuntamenti legati alla fede, la festa di Santa Maria Stella Maris, e all’identità culturale e sociale, il Carnevale Estivo ha visto l’assalto delle vie del centro storico venerdì sera, entrambe più che affollate.
Ma sul fronte numerico degli ospiti non pendolari anche alberghi “storici” nell’esperienza pluridecennale dell’accoglienza, non toccano il tutto esaurito. Mentre di seconde case ancora col cartello “Affittasi” se ne contano parecchie tra l’urbe e la marina.
Fotografare Bosa non è certamente semplice e l’istantanea forse non rende l’ampio ventaglio di offerte, ambientali e culturali come legate alla tradizionale accoglienza, che la città può offrire.
Ma il punto della situazione, a pochi giorni dal giro di boa estivo del Ferragosto, è d’obbligo: per cercare di intuire la tendenza sino a fine stagione quantomeno.
«Stiamo lavoricchiando, in albergo non ho il tutto esaurito, a Bosa Marina c’è poca gente e noto tante case delle vacanze ancora sfitte», racconta Pasqualino Deriu dell’Hotel Al Gabbiano di Bosa Marina.
Nessuna geremiade però. «Non mi posso lamentare, vista la stagione anche meteorologicamente avversa a luglio», rimarca subito per poi aggiungere che «malgrado abbiamo tenuto gli stessi prezzi dello scorso anno è chiaro che la disponibilità economica, in particolare degli italiani, è calata. Ci salvano, si fa per dire, gli stranieri». Insomma la botta di sofferenza della classe media si sente ancora, e pesante anche nell’industria delle vacanze. «Nella mia azienda sul fronte economico aiuta molto il ristorante» spiega dall’Hotel Mannu Giancarlo Mannu. «Per quanto riguarda l’albergo l’italiano non c’è più, ho solo i clienti fissi che vengono da una decina d’anni, per il resto gli ospiti sono stranieri. A salvare la stagione, anche perché abbiamo abbassato i prezzi del 20%, sono queste giornate che ruotano attorno al ferragosto», ammette.
Una delle speranze era la Bitas 2013 svoltasi a Bosa. Ma il ritorno «per ora è stato poco o nulla, anche perché questo tipo di turismo attivo si sposta in gruppo e in nave, e con i costi per arrivare in Sardegna non ci si sta più nel budget», afferma Pasqualino Deriu.
«Dalla Bitas non mi sembra di aver ricavato alcun beneficio». È più deciso Giancarlo Mannu, che aggiunge di aver «partecipato già a tre o quattro edizioni ma il ritorno non c’è stato. Credo che la Regione dovrebbe impiegare quei fondi per migliorare i servizi nelle cittadine di maggiore attrattiva», ammette l’imprenditore.
Sulla città a vocazione turistica lo stesso Mannu esprime una similitudine probabilmente non solitaria: «Bosa è come una donna bella ma sfiorita con l’andar degli anni. Le basterebbe un po’ di trucco per riacquistare pretendenti e ammiratori».
Tradurre questa immagine nel campo del turismo è semplice: serve più cura dell’esistente e servizi più appetibili per una clientela sempre meno foriera di numeri e forse di danaro ma certamente più esigente. In ogni caso invertire la rotta per il 2014 sarà molto difficile.
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