Tre mesi assieme ai malati per battere crisi e sclerosi
La positiva collaborazione tra l’Associazione sclerosi multipla e il Comune Garantita l’assistenza a otto persone attraverso i piani per le povertà estreme
ORISTANO. Tre mesi con i malati di sclerosi multipla: è il Comune ad aver ingaggiato un team di otto assistenti, attingendo dalla lunghissima – quasi trecento sono le domande presentate – lista della graduatoria per le estreme povertà. Quella che si concluderà alla fine del mese è un’esperienza innovativa per la città. Esperienza che si potrebbe definire di reciproco aiuto fra persone in difficoltà. Da un lato, gli assistiti, che, colpiti da una malattia estremamente invalidante come la sclerosi multipla non sono più in grado di fare da soli anche le più banali azioni della quotidianità come lavarsi, vestirsi, sedersi su una sedia o prepararsi qualcosa da mangiare; dall’altro gli operatori: tutte persone senza un reddito che permetta di mantenere se stessi e i familiari.
Il progetto inquadrato nella Linea 3-servizio civico è stato reso possibile attraverso una stretta collaborazione con l’associazione provinciale che riunisce le persone colpite dalla sclerosi multipla e i servizi sociali del Comune. Dice Paola Manconi, presidente provinciale dell’Aism: «Il Comune ha messo a disposizione otto persone, tutte molto motivate e che abbiamo formato attraverso un corso tenuto dai medici specialisti Francesca Fodde, Domenico Putzolu e Bruno Palmas. In questi tre mesi gli operatori hanno garantito quindici ore di assistenza settimanale a una ventina di pazienti, aiutandoli semplicemente facendo loro compagnia, cosa che per chi non ha più la possibilità di uscire da solo di casa o di fare una telefonata, vuol dire moltissimo».
L’Aism non vorrebbe che l’esperienza terminasse così presto. «In questo periodo sono state intessute relazioni importanti fra operatori e pazienti che ora resteranno nuovamente soli – dice Paola Manconi –, senza contare che gli operatori erano tutti senza reddito. Per questo servizio hanno ricevuto somme modeste, di circa 500 euro al mese, ma per loro è stata comunque una boccata d’ossigeno. Il piano potrebbe proseguire – suggerisce la presidentessa dell’Aism – attingendo dai fondi Plus».
Gli operatori del servizio civico confermano. «Certo 500 euro al mese sono pochi, ma per me sono stati importantissimi, dato che da sola, ho tre bambini da mantenere», dice Laura Serra, 39 anni. Anche Susanna Flore, 41 anni e due figli, vorrebbe continuare con questa esperienza: «Sia perché stare coi malati mi ha fatta sentire utile e importante per la società. La mia famiglia non vive solo tre mesi all’anno e io, per assistere fino alla fine mia madre malata, sono rimasta fuori dal mercato del lavoro e non ho altre risorse».
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