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Tra le bancarelle delusioni e speranze in attesa dei turisti

Tra le bancarelle delusioni e speranze in attesa dei turisti

ORISTANO. «Gli oristanesi qui a mangiare non ci vengono e con i turisti non facciamo bella figura. Non siamo noi che abbiamo i prezzi alti, anche se la crisi non aiuta. Non possiamo biasimare le...

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ORISTANO. «Gli oristanesi qui a mangiare non ci vengono e con i turisti non facciamo bella figura. Non siamo noi che abbiamo i prezzi alti, anche se la crisi non aiuta. Non possiamo biasimare le persone se non voglio mangiare in mezzo alla polvere e alle sterpaglie». L’analisi di Roberto Camedda, 13 anni di esperienza in feste come questa, non risparmia critiche. E fotografa dal punto di vista degli operatori del pesce quest’edizione 2014 del Rimedio, conti alla mano. «Ci hanno fatto pagare 75 euro di suolo pubblico, 120 euro di Duap, 30 euro di diritti Suap, marche da bollo e diritti di segreteria. Poi ci siamo dovuti comprare prodotto, carbone, piatti e quant’altro». In molti lamentano il fatto di aver ricevuto i bidoni della differenziata, ma non l’acqua per lavare merce e mani durante il servizio. «Ci tirano il prezzo anche per due euro, gli oristanesi, e i turisti ormai non sono più tantissimi — racconta ancora dalle braci del pesce di Claudio Usai, la moglie Rosella — se l’anno scorsoabbiamo venduto 20 casse di pesce, quest’anno non arriveremo alla metà». Tonio Perra della Macelleria 2000 di Oristano sotto al ponte ci viene da 18 anni e il suo bilancio sembra meno grave. Da lui, 150 maialetti girano sopra la brace assieme alle salsicce «ma ai tempi d’oro era almeno il doppio», ricorda. «Oggi manca la voglia di spendere, ma dopo tutto è arrivata la Tasi questo mese e ci sono i bambini da mandare a scuola. Posso tuttavia notare una certa ripresa, soprattutto con la presenza dei turisti stranieri, inglesi e spagnoli». Sul ciglio della strada, di lato alla piazzetta della chiesa, ci sono le bancarelle degli artigiani e delle hobbiste, e produttori locali e dei dolci. «Stiamo vedendo meno gente degli scorsi anni ma chi si avvicina spesso è tornato a trovarci e compra sempre qualcosa» raccontano i fratelli coltellinai Antonello e Giancarlo Piccioni, originari di Guspini. Anche Sergio Bussu di Villanova Tulo, che propone lo zafferano Su Cossu e l’antico aglio sardo a bulbo unico, è soddisfatto. «Anche il mio è un prodotto di nicchia, oltre che a essere l’unico produttore in Sardegna, quindi desta attenzione e curiosità». C'è anche Maria Pia Magnoni, che vive accompagnata dalla carrozzella e ha una bancarella di divertenti taglieri intagliati nel tempo libero. Per lei, la festa va oltre. «La gente ha ancora una grande fede ed è questa la forza del Rimedio».

Caterina Cossu

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