La Nuova Sardegna

Oristano

«Patto sociale per combattere la povertà»

Il presidente della commissione comunale servizi sociali ed ex dirigente Cgil propone la sua ricetta

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ORISTANO. «La povertà si sconfigge principalmente con tre cose: il lavoro, innanzitutto, ma anche creando una rete della solidarietà ma principalmente, quello che serve è un patto sociale». È la ricetta di Giampaolo Lilliu, presidente della commissione comunale ai Servizi sociali». Ex sindacalista, per alcuni anni segretario generale della Cgil oristanese, Giampaolo Lilliu è un profondo conoscitore della crisi economica che attanaglia l’intero territorio provinciale. Oggi, da consigliere comunale di maggioranza, riconosce le difficoltà delle amministrazioni locali nel dare soluzioni alle persone con problemi economici. «Perché si procede con interventi infinitesimali, che possono tamponare l’emergenza, ma non risolverla». La proposta è quella di un patto sociale «che metta assieme istituzioni, volontariato e chiesa». Dice «I dati resi noti dalla Caritas diocesana che parlano di 30 famiglie che ogni mese si aggiungono al già lunghissimo elenco dei bisognosi che si rivolgono per chiedere aiuto alla struttura di via Cagliari non lasciano spazio a troppi commenti. Significa che questo è un territorio che giorno dopo giorno continua ad impoverirsi. Se poi si considera che il dato, mille assistiti, è sicuramente in difetto, perchè di organizzazioni di volontariato nel territorio che si occupano di assistere i bisognosi ce n’è tante, il quadro fa spavento». Lilliu plaude al risultato ottenuto dalla Caritas che sabato, con un concerto corale di beneficienza, ha raccolto 1200 buste di alimentari e generi di prima necessità. «Dimostrazione che questa è tutt’altro che una città egoista, ma una rondine, si sa, non fa primavera. Serve fare di più creando magari una rete del volontariato. Il presidente della commissione sottolinea come le esigenze dei poveri «non si limitano purtroppo ad avere qualcosa da mangiare, fra i problemi più difficili da affrontare c’è l’emergenza abitativa che qui sta assumendo connotati impressionanti». Ed aggiunge «Dare un tetto a chi non ce l’ha è un impegno che dobbiamo assumere tutti assieme». E lancia un appello alla chiesa «Spero che voglia mettere in atto l’invito formulato da papa Francesco, di aprire le proprie strutture ai senzatetto. Credo che da queste parti non sia impossibile farlo perché la chiesa possiede stabili non utilizzati interamente e potrebbero diventare case per i poveri. Con la Diocesi prima o poi si dovrà iniziare anche un dialogo sotto questo profilo».

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