Bosa, licenziato per una condanna. Il giudice lo reintegra
BOSA. Interdizione dai pubblici uffici. Il tribunale decise così per un operatore del mondo della scuola che doveva scontare una condanna a tre anni. Quella formula però gli costò anche il posto di...
BOSA. Interdizione dai pubblici uffici. Il tribunale decise così per un operatore del mondo della scuola che doveva scontare una condanna a tre anni. Quella formula però gli costò anche il posto di lavoro. Il problema è che il licenziamento, scattato all’indomani della condanna, era illegittimo. Lo ha deciso il giudice della sezione Lavoro del tribunale, Salvatore Carboni, dopo una rilettura completa della precedente vicenda giudiziaria.
Tutto era iniziato alcuni anni fa, quando l’ex moglie decise di denunciare quello che un tempo era stato suo marito. Lo accusava di abusi sessuali per averla forzata ad avere dei rapporti e, in effetti, dopo varie vicende giudiziarie era arrivata la condanna a tre anni e con essa l’interdizione dai pubblici uffici.
Il caso, di per sé non particolarmente diverso da altri, era balzato agli onori delle cronache perché al termine del processo di primo grado, l’avvocato difensore non aveva presentato appello. Questo aveva fatto passare in giudicato la condanna. Era quindi scattato l’arresto che poi era stato revocato quando il caso fu preso in mano dall’avvocato Vittorio Delogu. La pena diventò comunque definitiva qualche anno dopo e immediatamente il ministero dell’Istruzione provvide al licenziamento dell’operatore scolastico, ritenendo incompatibile l’interdizione dai pubblici uffici con la sua presenza a scuola.
A quel punto, dalle aule della sezione penale, si è passati a quelle della sezione Lavoro, dove gli avvocati Vittorio Delogu e Annalisa Sotgiu hanno chiesto e ottenuto il reintegro del loro assistito. La decisione è stata presa dal giudice Salvatore Carboni. Il provvedimento di licenziamento era stato contestato perché non legato direttamente alla sentenza penale. L’interdizione dai pubblici uffici non comprendeva infatti anche la perdita del posto di lavoro. Il reato commesso, per quanto grave, non aveva come ambito quello lavorativo. Le due cose non potevano quindi essere associate.
È stato per questo che il giudice ha deciso il reintegro immediato nello stesso posto di lavoro occupato precedentemente alla vicenda giudiziaria. Non è stato l’unico provvedimento preso, perché in ballo c’erano anche gli stipendi non percepiti per tutto il tempo di durata della sospensione dal lavoro. È stato deciso che il Ministero debba pagare tutti gli arretrati e adeguare l’attuale stipendio, come se l’operatore avesse lavorato per tutto questo tempo, escludendo ovviamente il periodo in cui scontava la pena.
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