«La nostra presenza a scuola è una mano tesa ai ragazzi»
ORISTANO. «Non crediamo affatto che i ragazzi si rechino a scuola per fare altro che il loro dovere, studiare dunque. E non entriamo mai nelle scuole, a meno che non sia il dirigente a chiederlo. Ma...
ORISTANO. «Non crediamo affatto che i ragazzi si rechino a scuola per fare altro che il loro dovere, studiare dunque. E non entriamo mai nelle scuole, a meno che non sia il dirigente a chiederlo. Ma i ragazzi ricordino sempre che non hanno nulla da temere. La presenza di una divisa deve trasmettere sicurezza e disponibilità, deve essere percepita come voglia di confidare e chiedere per trovare un aiuto. Siamo lì prima di tutto per i ragazzi, per arrivare in tempo quando c’è bisogno del nostro intervento, per proteggere». È il questore di Oristano, Francesco Di Ruberto, a tendere una mano verso i ragazzi delle scuole superiori, dopo i controlli degli scorsi giorni che hanno fatto scattare da parte del Collettivo studentesco una ondata di proteste. Il questore non nomina esplicitamente fatti di cronaca, come l’accoltellamento alla studentessa delle Industriali, o pericoli quali il consumo e lo spaccio di droghe, ma intende tranquillizzare i più giovani su argomenti più generali. «I servizi a scuola sono imposti in tutta Italia. È una forma di prevenzione a tutela dei ragazzi e dell’istituto. Non sono controlli che scattano, perché crediamo che ci siano delle problematiche precise all’interno di un istituto ma che i pericoli magari si trovino al di fuori e possano, per esempio, andare a intaccare gli equilibri di un istituto e coinvolgere i ragazzi». Quando è il dirigente poi a richiedere la presenza delle forze dell’ordine, come è successo al liceo Classico, il questore Di Ruberto precisa: «Il tatto, la sensibilità e la disponibilità del personale di polizia sono le prerogative prime in un approccio con i ragazzi, lo scopo non è mai repressivo , sempre di prevenzione».(cate.co.)
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