Mont’e Prama, il primo pugilatore sarà trasferito al museo di Cabras
L’ha annunciato il sottosegretario dei Beni culturali Francesca Barracciu: «Nelle prossime settimane comincerà la nostra gestione diretta degli scavi»
CABRAS. È previsto per lunedì, salvo imprevisti, il trasferimento nel museo di Cabras (Oristano) della prima delle due statue di pugilatori scoperte nei giorni scorsi nel vicino sito archeologico di Mont’e Prama. L’ha annunciato il sottosegretario dei Beni culturali Francesca Barracciu. «Nelle prossime settimane comincerà la nostra gestione diretta degli scavi di Mont’e Prama», spiega Barracciu, in riferimento ai Giganti, «grazie alla grande professionalità dei nostri soprintendenti e funzionari, garantiremo un’adeguata opera di tutela a valorizzazione di un tesoro archeologico che non appartiene alla sola Sardegna ma a tutto il Paese».
L’équipe di archeologici dell’università di Sassari si concentra sull’indagine delle tombe, mentre una squadra della Soprintendenza ha completato l’isolamento della prima statua dai residui dello strato archeologico sottostante - spiega il Mibact - e costruito un robusto telaio ligneo che consentirà il sollevamento e trasporto della pesante scultura in sicurezza. Ne fanno parte due archeologici, un geologo, un restauratore, due addetti alle lavorazioni e un fotografo. Il telaio sarà completato con una cassa che proteggerà interamente la statua, in modo che potrà essere sollevata da un camion-gru senza provocare incrinature o rotture e trasportata in sicurezza fino al museo di Cabras, dove sarà depositata in attesa di progettarne il restauro. Intanto, il deputato Mauro Pili (Unidos-Misto) ha acceso ieri sera due torri faro sul sito archeologico di Cabras, un gesto provocatorio contro quello che definisce «il buio di Stato sulla storia millenaria della Sardegna» e un attacco contro Barracciu.
«Il lavoro straordinario ed ecomiabili degli archeologici delle università di Sassari e Cagliari non può essere svilito da chi è avvezzo a passeggiate di facciata senza mostrare un minimo rispetto per quelle scoperte. L’abbandono totale cui è costretto il sito degli scavi e le azioni reiterati del ministero dei Beni culturali per cacciare gli archeologici sardi e sostituirli con le soprintendenze di Stato sono elementi sufficienti per una reazione dura e senza mezzi termini». Per Pili la decisione del Mibact di gestire direttamente il sito di Mont’e Prama è «un golpe di Stato teso a mettere le mani sui Giganti». «Mentre c’è chi gioca al piccolo elettricista per pura smania di protagonismo», replica Barracciu, «il Mibact dimostra cosa vuol dire lavorare seriamente a difesa del nostro patrimonio culturale».
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