La Nuova Sardegna

Oristano

Beffa dei braccialetti elettronici: sono finiti

Erano duemila in tutta Italia, a Oristano ne era stato assegnato uno. Mistero sui criteri di priorità

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ORISTANO. Tanti annunci anche sulla stampa ma alla fine la sperimentazione voluta dal ministero di Grazia e giustizia sul braccialetto elettronico è stato un vero flop. Ne erano stati autorizzati 2.000 in tutta Italia, ma ora sono finiti. Uno solo era stato autorizzato ad Oristano. I motivi: il servizio telefonico (Telecom), utilizzato per far funzionare il braccialetto elettronico costerebbe troppo. E così, tra i tagli della spesa pubblica c'è finito anche questo strumento che nel resto del mondo sta funzionando perfettamente. Il comunicato del Governo Renzi nel dicembre del 2013 annunciava l'importante novità: «Questo strumento rappresenta una sicura garanzia in ordine al mantenimento di adeguati standard di controllo istituzionale sui detenuti». Ora, pare che prima del 2015 non si possa procedere con un nuovo contratto a causa della spending review. Ad Oristano la sperimentazione del “braccialetto” era partita nello scorso mese di maggio, su richiesta del Ministeri ed era stata accolta favorevolmente dal questore Francesco di Ruberto. Le prove erano andate bene tanto che pochi giorni dopo il magistrato aveva autorizzato il suo utilizzo su una persona sottoposta al regime degli arresti domiciliari. In questi mesi poi tutto si è fermato perché le richieste di nuovi braccialetti sono rimaste inevase. Quei 2.000 pezzi sono tutti stati utilizzati nella Penisola. Dove e con quali priorità però nessuno lo sa. Ci troviamo davanti ai soliti misteri della giustizia italiana, tanto da ritenere che ci siano tribunali di serie A e altri di serie B. Nel Capoluogo le recenti richieste di alcuni avvocati, che sollecitavano l'utilizzo dei braccialetti per alcuni loro assistiti, non hanno ottenuto, almeno per ora, alcuna risposta. «Lo strumento è utile e limita per le forze dell'ordine gli interventi di controllo e accertamento sul territorio – ha ricordato il questore Francesco di Ruberto –. Lla richiesta per il suo utilizzo deve essere motivata al magistrato che lo richiede al Ministero. Risulta anche a me che siano terminati». Il “braccialetto elettronico”, normalmente applicato alla caviglia del detenuto, è collegato ad una elettronica attraverso un ripetitore installato nell’abitazione o nel luogo disposto dal magistrato dove si deve scontare la pena detentiva. La centralina, dialogando con il dispositivo di controllo a distanza, invia alla centrale operativa gli eventuali spostamenti del detenuto dall’abitazione. In caso di violazione del perimetro scatta un allarme con il conseguente intervento delle pattuglie impegnate sul territorio.

Elia Sanna

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