La Nuova Sardegna

Oristano

Missione Lavoro: l’assalto dei settecento

di Enrico Carta
Missione Lavoro: l’assalto dei settecento

Record di domande per aggiudicarsi uno dei trentatré posti per tirocinii da seicento euro in aziende o amministrazioni

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ORISTANO. I posti sono trentatré, gli aspiranti ad averne uno sono più di settecento. Non puntano a uno stipendio a tre zeri, ma a seicento euro e non avranno un contratto a tempo indeterminato. È l’ennesima – o sempre la stessa – faccia di una crisi che non accenna a passare e che, proprio in virtù di questi numeri, dice che il cammino per uscirne è ancora lungo e che sono in tanti a ritrovarsi in mezzo al guado.

Il progetto del Plus. Alcune settimane fa il Plus (Piano locale unitario dei servizi alla persona) aveva fatto un importante passo in avanti, grazie a un’accelerata data in questi ultimi due anni. Aveva infatti messo a disposizione di ventiquattro Comuni, grazie al progetto “Missione Lavoro”, un milione e duecentomila euro, grazie ai quali le amministrazioni locali hanno la possibilità di avviare una serie di tirocinii formativi in aziende privati o negli stessi enti locali. In tutto sono 104 le borse lavoro per disoccupati del distretto sanitario di Oristano e a far la parte del leone è stato ovviamente il capoluogo, che avendo un numero di abitanti nettamente superiore agli altri comuni, ha anche avuto la maggior parte del finanziamento a propria disposizione. Trentatré sono le borse lavoro che Oristano ha a disposizione, ma di certo nessuno si aspettava che la fila fosse così sterminata.

La crisi e le richieste. «Abbiamo fatto un lavoro importante e intenso all’interno del Plus – spiega l’assessore comunale ai Servizi sociali, Maria Obinu – e il fatto che ci siano così tante richieste è il segnale inequivocabile che la crisi è tutt’altro che in via di conclusione». E adesso, di fronte a un assalto del genere, il Comune sta studiando una soluzione per cercare di accontentare quante più persone possibile. Il progetto Missione Lavoro prevede che le aziende che accettano i tirocinanti dovranno garantire un’indennità minima di seicento euro al mese. In cambio riceveranno un contributo di 7.200 euro annuali e un incentivo di 150 euro mensili per il tutoraggio. Avranno poi ripagate le spese di assicurazione e per la sicurezza.

I tirocinii. Tutto questo ha lo scopo di far incontrare la domanda e l’offerta di lavoro, ma nessuno si aspettava che ci fosse una ressa simile. Settecento richieste su trentatré posti diventano un bel problema da affrontare. «Stiamo ipotizzando di raddoppiare le borse lavoro accorciando i tempi di collaborazione tra le aziende e i tirocinanti – prosegue Maria Obinu –. Probabilmente le raddoppieremo e ciascuna borsa lavoro durerà sei mesi anziché un anno». È il modo per dare una mano a un numero di famiglie superiore.

Il lavoro che manca. Il Comune, che ha costituito uno staff di impiegati amministrativi, ha già avviato l’istruttoria per analizzare le domande, verificarne la validità e quindi stilare – compito ingrato in una situazione del genere – una sorta di graduatoria. Una volta stabiliti i punteggi, entreranno in gioco le assistenti sociali chiamate a trovare i migliori abbinamenti possibili tra i tirocinanti e le aziende che li accoglieranno. Quel che preoccupa, così come nel caso dell’appalto per la ristrutturazione delle strutture sportive al quale qualche giorno fa hanno partecipato 128 aziende private in cerca di una boccata di ossigeno per resistere, sono appunto i numeri e il fatto che, in un tessuto economico sempre più lacerato, le amministrazioni pubbliche con i loro programmi sembrano essere l’ultimo baluardo anche per il mondo del lavoro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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