La Nuova Sardegna

Oristano

Studenti in piazza ma i precari rimangono a scuola

di Caterina Cossu
Studenti in piazza ma i precari rimangono a scuola

In centinaia al corteo organizzato dal Collettivo Gramsci Minuscola rappresentanza di docenti e personale Ata

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ORISTANO. Di studenti in corteo ce n’erano qualche centinaio. Non tutti quelli delle scuole superiori della città, ma un numero sufficiente da lasciare il collettivo studentesco Antonio Gramsci «molto soddisfatto di questa prima giornata di sciopero». I grandi assenti di ieri, invece, erano proprio quelli della categoria più martoriata da questi anni di lotte studentesche, che oggi sono in gravissima difficoltà. I lavoratori precari, per lo più professori, ma anche personale Ata, si potevano contare sulle dita di due mani. «Questo perché rinunciare a 80 euro in busta paga per aver perso una giornata di lavoro non è possibile per tutti. Questo è il diritto di scioperare che ci lasciano, una giornata che pagata, al netto, vale 40 euro — hanno spiegato i presenti —. Siamo allo sbando e non abbiamo neanche più la forza di far sentire la nostra voce. Forse dobbiamo ancora scavarlo, quel fondo che abbiamo raggiunto, facendo appello poi a uno scatto di orgoglio».

La speranza è, dunque, nei giovani. Quelli che ieri mattina hanno brandito gli striscioni e hanno sfilato in corteo a colpi di slogan, ripetendo il consueto itinerario che dalla piazza Roma arriva fino alla rotonda di raccordo tra via Cagliari e via Tirso ed è poi terminato nel sit-in in piazza Eleonora. «Oggi la media di età degli insegnanti è di circa 57 anni, non c’è la forza per manifestare. Sono i giovani che dovranno farsi sentire» ha ribadito un insegnate di ruolo alla folla di ragazzi assiepata davanti al municipio. E loro hanno preso la parola, uno dopo l’altro, dopo aver sfilato per le vie della città. «Mi sarebbe piaciuto vedere molti più studenti, ma va bene così. Ci siamo e stiamo dicendo la nostra» ha commentato dopo la manifestazione uno dei rappresentanti dello scientifico Mariano IV, Marco Casu. La scuola di via Messina si è divisa in due gruppi, rappresentanti compresi: quelli che hanno aderito al corteo e quelli che sono rimasti nell’istituto, a svolgere le attività programmate per l’autogestione.

I due licei cittadini, lo scientifico e il classico Salvatorangelo De Castro, sono in occupazione anche notturna da giovedì sera e resteranno così sino a domenica. «La scuola sta reagendo molto bene, c’è una buona adesione all’autogestione anche da parte delle quinte classi, cosa rara dato che c’è la preparazione dell’esame in ballo — ha spiegato ancora Marco Casu —. La protesta, almeno per quel che ci riguarda, è molto consapevole e stiamo cercando di trarre il meglio da quest’esperienza».

Tutto è partito dal collettivo studentesco Antonio Gramsci, che ha aderito alla giornata nazionale di Sciopero sociale. Come annunciato ieri nel volantino distribuito durante la manifestazione, domani i ragazzi organizzano l’assemblea studentesca sarda, un momento di confronto che coinvolga tutti i collettivi e gli studenti dell’Isola che vorranno aderire e che dia così l’occasione per creare un coordinamento unitario nella protesta, soprattutto in vista delle prossime date di manifestazione già fissate. «Vediamo nella manifestazione del 13 dicembre, contro l’occupazione militare della Sardegna, un momento importante per scendere in piazza assieme, organizzati e con i nostri contenuti autonomi rispetto a quelli delle classiche sigle partitiche che affollano la scena politica sarda — spiegano i ragazzi del Collettivo —. Pensiamo che gli istituti superiori e le facoltà siano punti di riferimento nelle città e nei paesi, luoghi di incontro, confronto e costruzione politica». L’appuntamento per domani è alle 9,30 in piazza Aldo Moro.

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