Le ammissioni di Sedda: «Ho sparato per paura»
Duplice tentato omicidio di Scano Montiferro: ieri l’udienza di convalida L’allevatore di Gavoi temeva per la propria vita e ha detto di essere pentito
SCANO MONTIFERRO. Temeva per la sua vita e si è dichiarato pentito e dispiaciuto per quanto ha fatto. Aveva paura di finire lui sotto i colpi dei suoi vicini di terreno e per questo ha sparato. Nel carcere di Massama, dove si è svolta l’udienza di convalida del fermo di Franco Marino Sedda, l’allevatore di 49 anni originario di Gavoi ha deciso di spiegare al giudice che cosa l’abbia spinto, mercoledì mattina, a premere il grilletto di una delle sue pistole.
Sino a ieri era l’unico e ovvio indagato per l’agguato agli allevatori di Scano Montiferro, Enzo e Antonio Murtas (78 e 50 anni). Da ieri è qualcosa di più, perché diventa reo confesso del duplice tentato omicidio avvenuto nelle campagne, nella zona di Sa Raighina. Lì, padre e figlio erano miracolosamente scampati alla morte nonostante i colpi di pistola che gli erano stati sparati contro mentre a bordo di un autocarro percorrevano la strada che porta sia al podere di Franco Marino Sedda sia a quella dei suoi due rivali.
Colpiti alla gola e all’ascella si erano salvati perché i proiettili non avevano leso organi vitali solo per pochi millimetri. Quando erano passati di fronte al terreno di Franco Marino Sedda, quest’ultimo era lì appostato e non aveva esitato a far fuoco. A quel punto padre e figlio, seppure feriti, erano riusciti a scampare alla morte proseguendo la marcia con l’autocarro sino alla loro casa dove avrebbero poi atteso l’arrivo dell’ambulanza che li ha trasportati sino all’ospedale di Bosa.
Erano stati proprio Enzo e Antonio Murtas a mettere i carabinieri sulla pista giusta e infatti pochi minuti dopo la chiamata, gli uomini dell’Arma avevano già rintracciato e portato in caserma Franco Marino Sedda, che ancora stava governando il bestiame. Dovevano ovviamente contestargli l’accusa di duplice tentato omicidio. A questa però se n’è aggiunta subito una seconda perché durante la perquisizione erano saltate fuori le due pistole con matricola abrasa che hanno portato alla seconda contestazione di detenzione e porto abusivo di arma clandestina.
Ieri mattina, davanti al giudice per le indagini preliminari Silvia Palmas e dell’avvocato difensore Gian Luigi Mastio, si è quindi svolta l’udienza di convalida sulla base della quale il giudice dovrà decidere se tramutare il fermo in arresto – vista la confessione è difficile che avvenga il contrario – e successivamente anche che tipo di misura di custodia cautelare applicare.
Certo è che, rispetto ai primi momenti in cui Franco Marino Sedda era stato in caserma per vari accertamenti tra cui la prova dello stub per valutare se avesse tracce di polvere da sparo sugli indumenti e nelle mani, la situazione è molto diversa. La confessione e il pentimento repentino cambiano il quadro processuale di molto e, per certi versi, semplificano ulteriormente il lavoro del pubblico ministero Armano Mammone e dei carabinieri della Compagnia di Ghilarza e del Nucleo investigativo di Oristano.
I vecchi rancori, gli sguardi e il timore di essere vittima dei suoi confinanti l’avrebbero quindi convinto a sparare. Il mistero invece resta fitto su come Franco Marino Sedda si fosse procurato le due armi. E su questo ci sarà ancora da indagare.
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