Ardia patrimonio dell’Unesco, il paese è “tiepido”
Le reazioni a Sedilo all’avvio dell’iter per il riconoscimento Indiscusso prestigio, si auspica un maggior coinvolgimento
SEDILO. Dopo il canto a tenore e la discesa dei Candelieri di Sassari, un domani anche l’Ardia di San Costantino figurerà tra i Masterpieces of the oral and intangible heritage of Humanity? Il sindaco ci spera. L’idea della candidatura della famosa corsa equestre a patrimonio dell’Unesco ha fatto capolino durante il convegno internazionale sul Patrimonio culturale immateriale come strumento per il dialogo e lo sviluppo che si è svolto a Cagliari su iniziativa del Ministero per i Beni culturali e il Turismo. «Abbiamo iniziato a definire il dossier per presentare la nostra candidatura – ha annunciato Umberto Cocco – e speriamo che questo percorso possa essere sostenuto dal ministero e dalla Regione».
L’appello è stato raccolto dal sottosegretario dei Beni Culturali che da parte del dicastero di Dario Franceschini ha assicurato la massima disponibilità a sostenere l’iniziativa. «Il dossier – ha dichiarato Francesca Barracciu –, necessita di molta cura e di una preparazione medio-lunga e il ministero seguirà con l’attenzione dovuta questo percorso». La trafila formale richiede circa due anni di tempo e si presenta piuttosto complessa. Intanto, perché un sito sia iscritto nella lista del patrimonio mondiale deve avere un eccezionale valore universale e soddisfare almeno uno dei dieci criteri di selezione fissati nelle linee guida della Convenzione del patrimonio mondiale. La popolare manifestazione in calendario il 6 e 7 luglio a Sedilo potrebbe rientrare nella terza categoria citata nell’elenco; essere considerata cioè “testimonianza unica o eccezionale di una tradizione culturale o di una civiltà vivente o scomparsa”. Com’è noto l’Ardia, da molti indicata come festa identitaria del popolo sardo, rievoca il combattimento del 312 sulle rive del Tevere, a Ponte Milvio, tra l’esercito di Massenzio e le milizie al comando di Costantino Magno. Il simbolico scontro tra paganesimo e cristianesimo fu il preludio alla firma dell’editto di Milano con cui Costantino e Licinio riconobbero pari dignità a tutte le confessioni monoteiste.
In paese i primi commenti sulla candidatura della corsa a patrimonio dell’ Umanità sono stati tiepidi o cauti, forse anche perché la notizia della candidatura è giunta inaspettata. «Non conosco bene la materia, prima di fare una valutazione devo approfondirla», dichiara il presidente dell’Associazione Santu Antinu, Giacomo Meloni. Dello stesso tenore le risposte a caldo di alcuni cavalieri. «Non so quali vantaggi questo riconoscimento comporti e se implichi degli obblighi – aggiunge il presidente –, immagino che l’amministrazione abbia fatto le sue valutazioni prima d’intraprendere questo passo. Spero solo che l’iscrizione al patrimonio Unesco non condizioni in alcun modo l’organizzazione e lo svolgimento della festa, che non comporti cioè una qualche ingerenza esterna. Credo tuttavia che sarebbe opportuno coinvolgere nell’iniziativa tutta la popolazione, la parrocchia, l’associazione e in primis i principali attori dell’Ardia, i cavalieri».
L’impatto sull’opinione pubblica è l’aspetto colto dal parroco. «Di positivo c’è il ritorno d’immagine, la maggiore visibilità che questo riconoscimento può offrire a una manifestazione come l’Ardia; bisogna poi vedere cosa questa dimensione comporti in termini di vincoli o di spesa», osserva don Battistino Mongili.
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