La Provincia è pronta a lasciare l’università
Dopo il blitz degli altri soci sarà chiesto al Consiglio di votare l’uscita. L’ente è proprietario della sede dell’ateneo
ORISTANO. La rabbia mica passa in un giorno. E se anche passasse, il blitz dell’elezione di Gianvalerio Sanna alla presidenza del Consorzio Uno rischia di lasciare pesanti strascichi. Lo sgarbo istituzionale, imputato ai soci che hanno partecipato all’assemblea che ha nominato il presidente in assenza di Provincia e Comune, apre la porta a una sorta di “vendetta istituzionale”. Nessuno la chiama così, ma probabilmente rende bene l’idea di quanto sta maturando nelle intenzioni del presidente della giunta provinciale Massimiliano De Seneen che, in maniera ben più pesante del sindaco Guido Tendas, aveva bollato come «inqualificabile», il modo con cui si era arrivati all’elezione del nuovo presidente.
Gianvalerio Sanna è stato nominato alla guida dell’università oristanese al posto di Pupa Tarantini, alla quale in segno di riconoscenza per il lavoro svolto è stato assegnato un posto nel nuovo consiglio. Tutto è però avvenuto in contumacia di Provincia e Comune, assenti giustificati con tanto di avviso perché impegnati in fondamentali questioni di finanziamenti pubblici e di confronto con la Regione. E questo a Massimiliano De Seneen non è piaciuto. Il gradimento sotto zero per quanto avvenuto l’ha convinto ad agire immediatamente e le conseguenze per il Consorzio Uno possono essere pesantissime.
Ha infatti chiesto la documentazione sull’assemblea per poi fare l’altro passo: chiederà al consiglio provinciale di votare l’uscita dal Consorzio Uno. Significa che all’università, che dalla Provincia aveva ricevuto in questi anni non meno di 800mila euro, ora non sarà più concesso gratuitamente l’utilizzo della sede al chiostro del Carmine, per la quale dovrà quindi pagare. In realtà, questo dovrebbe essere già contenuto nelle nuove normative che imporranno alla Provincia di esigere un canone per ciascun immobile di proprietà che venga dato ad altri enti, ma lo «sgarbo istituzionale» comporterà che il chiostro non sarà certo concesso a una cifra simbolica.
L’intero stabile dove si fanno le lezioni e vengono ospitati uffici e laboratori è iscritto al bilancio della Provincia con un valore di 178mila euro e spiccioli. Senza andare troppo per il sottile con i calcoli, significa che il Consorzio Uno sarebbe chiamato a sborsare poco meno di 15mila euro al mese. Sicuri che ce li abbia, visto che ogni anno è in grossissime difficoltà nel far quadrare i conti di fronti ai continui tagli? E poi un’ulteriore domanda: «È regolare un’assemblea alla quale partecipano cinque soci, di cui uno senza diritto di voto?», si chiede Massimiliano De Seneen.
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