La Nuova Sardegna

Oristano

Non ci sono soldi in cassa, i monumenti restano chiusi

di Enrico Carta
Non ci sono soldi in cassa, i monumenti restano chiusi

La novità è la torre costiera di Torregrande: accordo tra Comune e Conservatoria Inaccessibili quelle di Mariano e di Portixedda. Si tratta con la Curia per il museo

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ORISTANO. Monumenti aperti solo due giorni all’anno, poi è serrata quasi generale. Problema vecchio, annoso e mai risolto che si ripropone anche in questo periodo di alta stagione. Ieri, giorno di festa, per Oristano è stato pressoché un altro giorno di solo mare, perché la gran parte delle bellezze culturali, storiche e architettoniche della città era serrata. A parte i soliti luoghi, tutti gli altri sono ammirabili solo dal di fuori.

Non ci sono soldi. Il primo e quasi unico problema sono i soldi. Il sindaco Guido Tendas è chiarissimo: «Non ci sono i fondi per rimettere a nuovo alcuni monumenti e quindi renderli fruibili. Ci troveremo in una situazione di stallo sinché non riusciremo a vendere terreni e beni del Comune che non sono utilizzabili dall’amministrazione». L’alternativa sarebbe quella di aumentare le tasse, «che non prendo ovviamente in considerazione, così per il momento le novità saranno pochissime», dichiara il sindaco. E così restano ferme al palo le speranze di vedere riaprire la torre di Mariano in piazza Roma, dove la scalinata è stata dichiarata inagibile tempo fa. Erano i giorni in cui stava venendo giù la grande campana e l’intero camminamento in legno fu dichiarato inagibile, nella convinzione che a breve sarebbero arrivati i fondi per la ristrutturazione. Invece non si è visto il becco di un quattrino e bisogna accontentarsi di ammirare il monumento simbolo della città di Eleonora dall’esterno. Discorso che vale anche per l’altra torretta, quella di Portixedda, da dove spunta una pianta di cappero, ma dove è impossibile accedere.

La torre costiera. Poche settimane e potrebbe comunque esserci una novità apprezzabile. Finalmente la torre costiera di Torregrande dovrebbe essere aperta al pubblico per ospitare una mostra di torri in miniature, oltre che offrire una splendida vista dall’alto sul Golfo. Il Comune è in procinto di firmare la convenzione con la Conservatoria delle Coste proprietaria della torre. Figlia delle esigenze di proteggere l’entroterra dagli sbarchi di navi nemiche, è chiusa da decenni, se si eccettuano pochi appuntamenti sporadici.

Il teatro Garau. Cultura ovviamente non vuol dire solo monumenti, così dopo il flop di un annetto fa, il Comune sta per riproporre l’appalto per la gestione del teatro Garau, fallita perché il documento sull’attrezzatura in dotazione era errato. Così, per non esporsi a ricorsi, l’amministrazione aveva annullato la vecchia gara. «È ovvio che per chi lo gestisce attualmente, è molto comoda questa situazione – dice Guido Tendas –, ma la città ha altre esigenze».

L’accordo con la Curia. Si lavora poi per arrivare a un accordo con la Curia per la gestione di un patrimonio di un valore inestimabile. Come capita per altri beni culturali, anche il Museo Diocesano – e aggiungiamo a questo molte chiese che sono degli autentici tesori – è visitabile solo in pochissime occasioni durante l’anno. «Abbiamo intavolato una trattativa con l’arcivescovo per ampliare l’offerta museale e gestire unitariamente l’Antiquarium e il Museo Diocesano – spiega Guido Tendas –. È questo il motivo per cui non abbiamo ancora provveduto a rinnovare la gestione dell’Antiquarium. Ci stiamo provando, ma il discorso è complesso». E allora aggiungiamo solo un tassello. È poco? «È pur sempre un passo avanti», ribatte il sindaco.

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