Zeddiani, chiesa da rifare: il parroco chiede 200 euro a famiglia
Perplessi alcuni parrocchiani che ritengono offensiva una richiesta così precisa. Ma don Stefano è pronto a spiegare
ZEDDIANI. Un’offerta da 200 euro per ognuna delle 560 famiglie del paese. È quello che, durante ogni omelia del sabato e della domenica, da ormai un mese, don Stefano Demontis chiede ai parrocchiani per restaurare la piccola chiesa di San Pietro. La richiesta è stata anche riportata sui calendari settimanali stampati dalla parrocchia in cui si legge: «Se vogliamo restaurare la chiesa ho calcolato che ci vorranno almeno 100mila euro in più, se la Cei dovesse finanziare i 100mila euro che abbiamo chiesto. Se le 560 famiglie di Zeddiani donassero 200 euro ciascuna si riuscirebbe a raggiungere lo scopo, per un totale di 102mila euro».
A parte l’errore di calcolo, 560 moltiplicato per 200 fa 112mila e non 102mila, alcuni parrocchiani sono rimasti basiti davanti a una richiesta tanto precisa da essere quasi offensiva perché lanciata da un istituto che si dovrebbe basare sulle offerte libere dei fedeli. O sul portafoglio del Vaticano. Da queste parti invece, se pur con la gentilezza del caso, le offerte sono state quantificate con precisione: «Si capisce che è una cifra immensa e un contributo per ciascuna famiglia non indifferente ma, per adesso, è l'unica cosa che possiamo fare. Ci sono altre parrocchie che l’hanno fatto come, per esempio, Meana Sardo e Seulo. Ma la scelta spetta a noi: una chiesa restaurata al completo o una chiesa restaurata a metà». Il dubbio, in questo caso, più che amletico è ecclesiastico.
Quello che il parroco non scrive sui calendari è che la Regione, attraverso il Comune, ha già stanziato 200mila euro per il restauro della chiesetta e non sembra che siano stati previsti altri investimenti per completare il lavoro. Don Stefano, però, ha una chiave di letture differente: «Quello finanziato dalla Regione è solo una parte del progetto. Per restaurare la chiesa servono almeno 400mila euro, meglio se fossero 500mila come mi ha confermato un architetto di fiducia. In ogni caso la Cei presto risponderà alla nostra domanda e allora sapremo quanto riuscirà a garantirci».
La richiesta dell’offerta da 200 euro, però, è già partita. «La mia è stata una proposta, non ho obbligato nessuno a dare 200 euro e ho spiegato durante le messe che si trattava di una semplificazione matematica. Ho anche chiesto che venisse formato un comitato per il controllo delle offerte. Io faccio il bene del paese, non ho chiesto nulla per me», precisa il parroco. Anche l’errore sulla somma delle offerte è stato un caso. «Colpa della fretta», ha chiosato don Stefano. Un altro caso è la provenienza della ditta che si è aggiudicata i lavori che, infatti, arriva da Seulo, uno dei due paesi citati da don Stefano in cui gli abitanti si sarebbero quotati per finanziare le ristrutturazioni.
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