La Nuova Sardegna

Oristano

Rogo in spiaggia, scatta la solidarietà per ricostruire il bar

Rogo in spiaggia, scatta la solidarietà per ricostruire il bar

Incendio alle Quattro More, si segue la pista del dolo Imprenditori e privati pronti ad aiutare Massimo Canu

2 MINUTI DI LETTURA





BOSA. Dopo il rogo alle Quattro More primi concreti segnali di solidarietà e impegno civile. Corre su due binari paralleli la vicenda dell’incendio che ha distrutto qualche giorno fa il bar a due passi dalla spiaggia di Turas. Quello delle indagini, che con discrezione e impegno stanno portando avanti i Carabinieri della stazione di Bosa, considerato che l’ipotesi più accreditata è che si tratti di un gesto doloso. E quello per tradurre le mille note di sostegno morale in tangibile aiuto, nella speranza che imprenditori e personale possano riprendere al più presto a lavorare. Maurilio Galia, ingegnere e titolare di uno studio tecnico che della struttura di Turas segue da tempo le pratiche, ha infatti lanciato via social network un’idea, già raccolta in poche ore. «Aiutiamo Massimo Canu per la ricostruzione del locale Le 4 More. I lavori possono già iniziare. A questo punto ci serve la manodopera. Ci sono imprese edili, muratori, falegnami, brave persone volenterose che sono disponibili a rimettere in piedi tutta la struttura? Si potrebbe lavorare anche di sabato e domenica», l’appello. L’idea insomma è di creare una squadra di volenterosi competenti in edilizia e servizi che possano intervenire in tempi brevi. «Se fossero in buon numero si tratterebbe di pochi giorni di lavoro», per rimuovere le macerie, demolire e rifare gli intonaci, due bagnetti, gli impianti e la tettoia in legno, il programma in somme righe. «Fate sapere a Massimo Canu, anche privatamente, se siete disponibili», chiede Maurilio Galia. Con una ditta edile di Bosa che ha già risposto affermativamente dopo poche ore, anche se il titolare – che, sentito, conferma l’impegno - chiede l’anonimato. Altro problema quello delle nuove e costose attrezzature, considerata la distruzione totale nel locale. Fronte dove però c’è già fermento: un gruppo di commercianti infatti intende avviare una sottoscrizione che coinvolga i colleghi e tutti i cittadini, e permetta di raggranellare un gruzzolo si spera utile a Massimo Canu per affrontare le prime spese della possibile rinascita. Difficile dire se la catena di trazione civile, chiara risposta dell’indole locale ad una barbarie pienamente respinta, possa approdare ad una meta concreta quanto certamente non facile da raggiungere. Ma quanto accaduto a Turas ha scosso profondamente Bosa, forse come non mai in passato. Perché dopo l’ennesimo incendio in odore di dolo, in molti si chiedono che strada stia imboccando la città. Unendo ai legittimi dubbi l’impegno tangibile perché dalle ceneri di Turas rinasca una Fenice dalle piume colorate di solidarietà. Alessandro Farina

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il provvedimento

Abusi edilizi e scarichi irregolari: chiuso il ristorante “Sapore di mare”, ex Chicca Piperita

di Argentino Tellini
Le nostre iniziative