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Ex responsabile del Cantiere comunale a processo

ORISTANO. L’ex responsabile del Cantiere comunale finisce sotto processo. Il rinvio a giudizio per Marco Sechi è stato deciso dal giudice per le udienze preliminari, Francesco Mameli, che ha anche...

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ORISTANO. L’ex responsabile del Cantiere comunale finisce sotto processo. Il rinvio a giudizio per Marco Sechi è stato deciso dal giudice per le udienze preliminari, Francesco Mameli, che ha anche fissato le date per il patteggiamento e l’ammissione alla messa alla prova degli altri due imputati, Sergio e Marco Fois, padre e figlio. Sono i tre rimasti nel processo che riguarda la gestione della struttura comunale, che doveva ospitare solo attrezzi e dipendenti dell’amministrazione e che invece sarebbe stato gestito in maniera poco attenta con qualche incursione di privati che avrebbero scambiato per propria la cosa pubblica. L’ex responsabile Marco Sechi dovrà affrontare il processo per aver consentito alla falegnameria gestita da Marco Fois, figlio di Sergio ex custode dell’area, di mantenere la propria attività in un luogo pubblico senza pagare i dovuti canoni e sfruttando tutte le comodità del cantiere, compresa la corrente elettrica. L’accusa mossa dal pubblico ministero Rossella Spano è quella di peculato per la quale padre e figlio, assistiti dall’avvocato Marcello Sequi, saranno in aula il 2 febbraio ciascuno per la parte che compete loro. Il 23 giugno inizierà invece il processo per Marco Sechi, nonostante la richiesta di non luogo a procedere formulata dall’avvocato difensore Laura Onida. L’ex dirigente del Cantiere comunale ha, durante questi mesi di inchiesta e di procedimento, perso il suo incarico dal quale era stato rimosso dopo l’avvio dell’indagine della guardia di finanza che nella struttura di via Oslo aveva fatto più di un sopralluogo. Da subito aveva chiarito di non essere a conoscenza del fatto che all’interno del Cantiere ci fosse un’attività privata o che l’area venisse utilizzata per la sosta del furgone per la vendita di vivande di proprietà di Pinuccia Muggianu e Gian Carlo Franceschi, i quali avevano a loro volta già chiesto la messa alla prova. (e.c.)

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