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lipu contro coldiretti

«Difese naturali e metodi incruenti contro i corvi»

«Difese naturali e metodi incruenti contro i corvi»

ORISTANO. «Gli attacchi degli uccelli alle colture agricole sono un problema quasi naturale e lo dimostra l'uso dello spaventapasseri nelle nostre campagne». Inizia così la replica della Lipu alla...

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ORISTANO. «Gli attacchi degli uccelli alle colture agricole sono un problema quasi naturale e lo dimostra l'uso dello spaventapasseri nelle nostre campagne». Inizia così la replica della Lipu alla Coldiretti che, qualche giorno fa, segnalò il problema dei danni alle colture determinato dalle specie selvatiche, compresi i fenicotteri che avrebbero «fresato» (è il termine usato dall’organizzazione agricola) tre ettari di risaia. Un intervento, quello di Coldiretti, mirato a sollecitare interventi da parte della Regione, come ad esempio, maggiori stanziamenti e procedure più rapide per gli indennizzi. «L'aumentata specializzazione della moderna agricoltura con le monocolture e la conseguente modifica degli habitat agricoli, con l'eliminazione delle siepi e con le grandi dimensioni degli appezzamenti, hanno avuto un ruolo importante nell'aggravarsi del problema».

Le proposte della Lipu: «Crediamo che la strada migliore per la gestione delle specie, cosiddette nocive, sia costituito da un adeguato approccio ecologico al problema considerando quindi i vari aspetti scientifici, ecologici, tecnici ed economici, senza rinunciare alla componente etica. In particolare riteniamo sia indispensabile agire sulle cause che innescano gli squilibri ecologici e gli incrementi delle popolazioni attraverso la ricostruzione degli ecosistemi secondo un approccio di rete che preveda anche il ritorno dei predatori naturali. A queste azioni sono da affiancare interventi di protezione delle coltivazioni con dissuasori incruenti».

C’è anche una proposta per un sistema più agevole di indennizzi: «Con una mappa dei danni creata attraverso l'uso di un Gps e con la sovrapposizione di più anni sarebbe possibile definire le aree e le aziende agricole più esposte al rischio. Questo naturalmente vale anche per i fenicotteri».

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