La Nuova Sardegna

Oristano

Truffa all’Argea, in quattro a processo

Agricoltori e imprenditori facevano figurare l’esecuzione di lavori per ottenere i finanziamenti

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ORISTANO. Agricoltori e imprenditori d’accordo per evadere le imposte e truffare l’Agenzia regionale Argea. Il meccanismo, secondo le accuse mosse dal pubblico ministero Paolo De Falco che ha ottenuto il rinvio a giudizio dei quattro imputati, era semplice e già visto in atre occasioni. I primi, cioè gli agricoltori, chiedevano ad Argea dei finanziamenti derivanti da fondi destinati al miglioramento delle aziende agricole. Sarebbero poi riusciti ad ottenere quei soldi, grazie alla complicità di imprenditori dai quali ottenevano delle fatture per lavori mai eseguiti. Così, a subire il danno non sarebbe stata solo l’agenzia regionale, ma anche l’erario che non avrebbe incassato le imposte sul reddito e sul valore aggiunto.

Il 28 settembre, su decisione del giudice per le udienze preliminari Silvia Palmas, di fronte al giudice monocratico Francesco Mameli, inizierà il processo per gli agricoltori Mario Mureddu, 52 anni originario di Fonni e residente a Solarussa, e Domenico Piras, 71 anni residente a Siamaggiore, e per gli imprenditori Pierpaolo Caddeo, 40 anni di Oristano, e Salvatore Beccu, 48 anni di Solarussa. Sono tutti accusati di truffa, proprio per la presenza di queste fatture che dovevano servire a certificare dei lavori che per la procura non sono mai avvenuti. Servivano solamente per giustificare l’arrivo dei finanziamenti da parte di Argea che, nel caso di Mario Mureddu, fu di 182mila euro e, nel caso di Domenico Piras, di 55mila euro.

Argea, che figura tra le parti offese assieme alle Agenzie delle Entrate di Oristano e Nuoro, si è costituita parte civile attraverso l’avvocato Simonetta Varrucciu, con l’intenzione di recuperare i soldi del finanziamento già versati e di richiedere anche il risarcimento del danno subito.

I quattro imputati, assistiti dagli avvocati Roberto Fozzi, Paolo Firinu, Maria Claudia Sequi, Maria Giovanna Pinna e Andrea D’Andrea hanno chiesto il proscioglimento delle accuse sin dall’udienza preliminare, sostenendo che i lavori furono effettivamente portati avanti e quindi le fatture erano giustificate. Sarà il processo a stabilire quale delle due ipotesi, tra quella dell’accusa e quella della difesa, abbia fondamenta solide.

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