La Nuova Sardegna

Oristano

Simaxis, cogeneratore ancora in forse

Una delle due società ha chiesto all’amministrazione comunale l’attivazione di parte dell’impianto

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SIMAXIS. L’impianto è fermo ma le manovre per mettere in funzione il cogeneratore continuano a ritmo serrato.

Nei giorni scorsi una delle due ditte che hanno investito nel progetto realizzato nella zona artigianale di Simaxis ha bussato alle porte dello sportello unico per la attività produttive (Suap) dell’unione dei comuni della Bassa valle del Tirso e del Grighine e a quelle della Provincia.

La Cogen ha infatti comunicato l’intenzione di avviare e mettere a regime almeno una parte dell’impianto, utilizzando le strutture disponibili e mettendo da parte, per il momento, la porzione dell’impianto che si occuperà della trasformazione dei residui della macellazione animale.

Anche perché, il trattamento delle carni e la conseguente trasformazione in grasso animale da bruciare faceva capo alla parte di cogeneratore di proprietà della seconda ditta, la Groil, a cui i carabinieri del Noe avevano sequestrato struttura e macchinari perché sprovvisti dell’autorizzazione integrata ambientale (Aia).

Secondo l’altra metà dell’impresa di cogenerazione, la Cogen, lo stabilimento potrebbe comunque entrare in funzione bruciando olio di colza o grasso animale e trasformandolo in energia. Sotto sequestro, infatti, c’è solo il capannone della Groil mentre tutto il resto della struttura, piazzale compreso, può essere utilizzato senza alcune restrizione. Tuttavia, l’intenzione di aprire metà dell’impianto ha generato una richiesta di integrazione, da parte della Provincia, nella documentazione relativa agli scarichi e alla autorizzazioni per ottenerli.

Quella rilasciata dal Consorzio di bonifica nel 2013, infatti, era relativa solo alle acque meteoriche che potevano essere scaricate nel canale che scorre a pochi metri dall’impianto. Per il resto, la Cogen ha risposto dichiarando di utilizzare una fossa settica di 20 metri quadri che verrà svuotata tramite autospurgo ogni volta che se ne presenterà la necessità.

L’attivazione di una parte dell’impianto, però, potrebbe contrastare con la normativa regionale che deve essere rispettata quando si produce energia senza sfruttare l’intero processo di cogenerazione.

Per gli impianti che non superano i 250 kw elettrici è necessaria l’autorizzazione unica regionale che viene rilasciata dal Servizio energia dell’assessorato dell’Industria e che potrebbe essere il prossimo scoglio da superare per arrivare all’accessione dell’impianto, anche se dimezzato rispetto alle intenzioni della prima ora. In ogni caso passeranno mesi prima della conclusione dell’intero iter.

Claudio Zoccheddu

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