Derivati, il perito boccia il contratto tra Comune di Oristano e Bnl
La sentenza è prevista per il gennaio del 2016. L’accordo sarebbe pieno di irregolarità e commissioni implicite
ORISTANO. Una consulenza non è una sentenza. Questa arriverà solamente l’anno prossimo, ma sul braccio di ferro che vale milioni di euro tra il Comune e la Bnl, le parole del perito nominato dal giudice che sta esaminando la causa sui titoli finanziari derivati, potrebbero pesare parecchio e non certo in favore della banca. La prossima udienza è stata fissata per il gennaio del 2016 e in quell’occasione potrebbero essere tirate le somme della vicenda giudiziaria che ha visto la giunta Tendas trascinare in tribunale l’istituto di credito per il famoso e contestato accordo stipulato nel 2006.
In una trentina di pagine, l’esperto di titoli finanziari, il professor Claudio Boido, un luminare in materia, spiega come il Comune sia inopportunamente finito in una spirale nella quale avrebbe avuto solamente degli svantaggi. E infatti l’amministrazione si trova già sotto per alcune centinaia di migliaia di euro, ovviamente destinate ad aumentare esponenzialmente, nonostante siamo a metà strada rispetto alla durata del titolo finanziario.
Il primo colpo arrivò nel momento in cui l’amministrazione decise, inspiegabilmente, di rivedere il primo contratto stipulato il 6 dicembre del 2005. La giunta Barberio era convinta di aver fatto un terno al lotto, quando decise di affidarsi alla Bnl per estinguere un debito per una serie di mutui contratti con la Cassa Depositi e Prestiti e con il Credito Sportivo. Sono quei mutui che tutte le amministrazioni contraggono per portare avanti opere pubbliche, ma si decise che quel debito voleva essere cancellato e ci si infilò in quella che ora (solo ora?) sembra chiaro essere stata una trappola.
Non soddisfatta di ciò l’amministrazione, appena dieci mesi più tardi rivide (in peggio, dice il consulente) il contratto con la Bnl. Da 27 milioni e 933mila euro si passò a 29 milioni e 511mila euro. Il consulente Claudio Boido ha ravvisato già in questa fase dell’operazione una commissione implicita di 1 milione e 176mila euro.
E che il prodotto finanziario sia “tossico” lo dicono anche altri numeri e altri aspetti che non furono assolutamente presi in considerazione – incapacità di ravvisarle o semplice distrazione? – nel momento in cui ci fu la firma. Si passava da mutui a tasso fisso a mutui con interesse a tasso variabile, legato cioè all’andamento generale dei mercati economici. Tanto che il Comune potrebbe ritrovarsi a pagare ben oltre il 7% di interessi rispetto al 4% iniziale. Ma la vera pericolosità sta nel fatto che il contratto prevede una serie di commissioni implicite a favore della banca, che porteranno il Comune a un esborso di denaro sempre maggiore nel corso degli anni. E non che sinora l’andamento non sia stato chiaro. Dopo una partenza senza costi per l’amministrazione, ora il Comune è già sotto di 337mila euro che ovviamente andranno a gravare sul bilancio e che saranno i cittadini con le loro tasse a dover pagare. I costi impliciti vanno infatti in favore dell’intermediario per cui la banca ha sborsato 250mila euro in otto anni a favore del Comune, mentre il Comune ne ha dovuti tirare fuori già 587mila, con un trend che rischia di essere peggiorativo.
Questo dice il consulente nominato dal giudice, il quale, senza mezze parole dice anche che per siglare accordi del genere ritenuti peggiorativi dello stato delle finanze comunali ci volevano adeguate competenze per la gestione attiva dell’indebitamento. Evidentemente negli uffici comunali tali competenze non c’erano, tanto più che alcune fasi dell’accordo furono stipulate direttamente tramite mail. Qualche crocetta di qua, qualche crocetta di là e il boccone avvelenato era servito.
E ora che si fa? Si attende la prossima udienza di gennaio, con l’ottimismo che ora si affaccia nelle stanze dell’assessorato all Bilancio, dove l’assessore Giuseppina Uda aveva spinto per dare il via alla causa. Il Comune spera di uscire dal contratto senza danni e per farlo basterebbe che il giudice lo ritenesse non valido e illegale. La consulenza dice questo, ma la sentenza è un’altra cosa.
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