Lanciafiamme per i gay? Il parroco di Arborea: sono stato frainteso
Don Silvio Foddis e le polemiche per un post su Facebook. L’arcivescovo Sanna minimizza, ma invita alla prudenza
ARBOREA. «Sono stato frainteso: non ho mai scritto o tantomeno pensato di dare alle fiamme nessuno». È la replica di don Silvio Foddis, il parroco finito agli onori della cronaca (e dei social) per un commento piuttosto esplicito alla foto di due uomini nudi che partecipano, come mamma li ha fatti, ad un gay pride.
Aveva scritto «un lanciafiamme per riaccendere quello che è quasi spento?», frase decisamente forte, tanto più se scritta da un uomo di Chiesa. «Vorrei fare chiarezza se ci riesco. La mia frase non si può interpretare nel senso che io voglio bruciare qualcuno. È qualcosa non ho mai pensato. Non parlo e non esprimo giudizi sulla manifestazione in oggetto, per quanto l'immagine sia abbastanza forte».
L’autodifesa del parroco prosegue: «Il mio riferimento era a una identità che potrebbe essersi quasi spenta. E quindi ho usato quella parola nel senso della necessità di dover risvegliare la propria identità maschile. Non so quali fossero le intenzioni dei due uomini nudi che manifestano».
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Don Silvio, 60 anni, da 12 ad Arborea dove è arrivato dopo tanti anni trascorsi a Cagliari alla guida di diverse parrocchie nel capoluogo e nell’hinterland, cerca di spiegare anche la parola più forte, il lanciafiamme: «L’ho utilizzata in quanto è dovuta alla stessa violenza delle immagini. Tant'è che in un commento ho scritto che non possiamo sorbirci queste immagini come se niente fosse. Altre interpretazioni non ce ne sono da parte mia anche se mi si fa dire cose non presenti nella frase», puntualizza, riferendosi anche alla risposta data a chi gli aveva fatto notare che parole così forti non si addicono ad un religioso «sono una persona, un uomo e un cittadino... quindi scrivo. Avrei potuto andare anche un po’ più in la».
Al telefono don Foddis parla volentieri. Ammette un certo imbarazzo per la vicenda che mette in risalto l’immagine di un sacerdote decisamente oscurantista. «Perché io non sono affatto così. Non auguro fuoco o inferi a nessuno. Scrivendo, mi riferivo alla foto degli uomini nudi, decisamente eccessiva e forte. Nella vita non mi è mai capitato di assistere ad un gay pride e nemmeno di trovarmi di fronte a due persone dello stesso sesso che si baciano. Due uomini che si baciano non mi darebbero assolutamente fastidio – dice, citando Papa Francesco –. Chi sono io per giudicare un omosessuale? Da prete ho avuto occasione di confessare dei gay, ma mai e poi mai mi sono permesso di avere nei loro confronti un atteggiamento persecutorio».
L’arcivescovo Ignazio Sanna minimizza il caso. In una nota pubblicata sulla home page del sito della Diocesi, si spiega che l'arcivescovo ha parlato con il parroco e «ha appurato» che la sua «è stata una reazione impulsiva e forte ad una foto di grande impatto e, a quanto pare, equivocata, in quanto fuori contesto, a sostegno della pratica del naturalismo». L'arcivescovo «coglie l'occasione per ribadire ed esortare sacerdoti e fedeli a nutrire il massimo rispetto verso tutte le persone e, allo stesso tempo, invitarli a prestare attenzione a quanto viene detto e si scrive sui social per evitare, anche involontariamente, di ferire la sensibilità e la stessa dignità delle persone».
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