L’imprenditore in crisi e la vigilia di uno sfratto
Santa Giusta, Giuseppe Floris racconta la sua disavventura economica Domani l’ufficiale giudiziario renderà esecutivo il provvedimento
SANTA GIUSTA. È ancora emergenza sfratti. La scadenza è arrivata e domani per Giuseppe Floris, 63 anni e un passato da imprenditore di successo negli anni ’80 prima della crisi economica e del fallimento, è tempo di fare i conti con un qualcosa che non sembra più rinviabile. La sua casa di Santa Giusta, dove vive assieme al figlio paraplegico e alla moglie a sua volta invalida, non è stata ancora venduta all’asta, ma domani alle 11 l’ufficiale giudiziario si presenterà per rendere esecutivo lo sfratto. Sta succedendo sempre più spesso, perchè una casa vuota si vende più facilmente quando i possibili acquirenti sanno che non devono fare i conti con possibili sensi di colpa legati alla necessità di sbattere sulla strada una famiglia di tre persone malate.
Negli anni ’80 Giuseppe Floris vendeva arredi e attrezzature per bar, ristoranti e market. Una tabella pubblicata nel 1987 dal quotidiano economico Il Sole 24 Ore metteva la sua azienda al ventiseiesimo posto per fatturato fra quelle della provincia di Oristano. I guai sono cominciati con la crisi. Clienti che non pagano più e banche che cominciano a chiudere i rubinetti del credito. Per provare a salvare l’azienda Giuseppe Floris mette in ballo i suoi beni personali e ottiene un mutuo che poi però riesce a restituire solo in parte. Nel frattempo, ha continuato a pagare le tasse anche se gli affari andavano sempre peggio.
«Mai lo avessi fatto. Per l’Agenzia delle Entrate il fatto di pagare le tasse è la prova che sono un evasore e per questo mi vennero accollate sanzioni per 800mila euro» racconta Giuseppe Floris nel salotto della sua casa alla periferia di Santa Giusta lungo la strada per Cort ’e Baccas.
«Non so cosa farò domani. Oggi il mio medico mi ha fatto il foglio di ricovero in ospedale, ma domani spero di stare un po’ meglio e non ho intenzione di dargliela vinta senza combattere. Le istituzioni che non lasciano un cane per strada non possono buttare fuori di casa tre persone malate».
Domani, proprio per il fatto che la casa non è stata ancora venduta, spera comunque di ottenere una proroga. L’asta è fissata infatti per la metà di settembre e ci sarebbe tutto il tempo per presentare un ricorso. Perché dopo cinque aste deserte, il prezzo di vendita da 180mila euro è sceso a 58mila euro, molto meno della soglia del cinquanta per cento rispetto al reale valore del bene, che in molti tribunali italiani è ormai la soglia al di sotto della quale si sospende la vendita. La speranza della famiglia Floris è che il tribunale di Oristano segua questa tendenza, altrimenti il domani è segnato, ma senza certezze se non quella di non avere più la propria casa.
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