La Nuova Sardegna

Oristano

Nei luoghi più belli la spiaggia è “vietata” a chi è disabile

di Piero Marongiu
Nei luoghi più belli la spiaggia è “vietata” a chi è disabile

Passerelle per l’accesso solo a Torregrande e Bosa Marina La testimonianza di un uomo di 43 anni di Seneghe

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SENEGHE. Ci sono quelli che non possono scegliere liberamente dove andare al mare. Non possono godere delle bellezze di Is Aruttas o di S’Arena Scoada semplicemente perché per loro è praticamente impossibile arrivarci. Sono le persone con disabilità motorie che, oltre alle quotidiane difficoltà legate all’inadeguatezza delle città per la presenza di barriere architettoniche insormontabili e per la maleducazione di tante persone, anche d’estate hanno dei limiti di accesso a luoghi che invece sono alla portata di tutti gli altri: le spiagge.

Nel mondo, oltre un miliardo di persone vive con qualche forma di disabilità. Almeno un quinto di queste è costretto ad affrontare vari tipi di difficoltà nella vita di tutti i giorni. Il dato, impressionante, riguarda circa il 15 per cento della popolazione ed è fornito dall’Organizzazione mondiale della sanità.

In Sardegna le persone con disabilità sono oltre 100 mila. Alla maggior parte di esse l’accesso autonomo a locali e uffici pubblici, o mezzi di locomozione, è precluso a causa della presenza di barriere architettoniche che rendono loro impossibile l’autonomia di movimento. La provincia di Oristano, frequentatissima in questo periodo dai vacanzieri amanti delle località marine, possiede due sole spiagge attrezzate di sedie a rotelle (Job) per i disabili: una è a Bosa Marina, l’altra a Torregrande. Località come Maimoni, Porto Suedda, San Giovanni, Is Arutas, Putzu Idu, per vari motivi (passerelle troppo corte o coperte di sabbia, mancanza di rotelle idonee a raggiungere l’acqua) le rendo off limits ai portatori di handicap.

Raimondo Orrù, 43 anni da compiere, di Seneghe, convive con la spina bifida fin dalla nascita. E un combattente Raimondo, e come tutti i combattenti e uno che non si arrende di fronte alle difficoltà. «Il mio sogno, fin da bambino - dice Raimondo - è quello di arrivare autonomamente a toccare l’acqua del mare e godere della sua carezza come tutti. Purtroppo, anche se in questi ultimi anni molte cose sono cambiate e la sensibilità delle persone verso i diversamente abili è cresciuta notevolmente, c’è ancora molto da fare nel campo dell’accessibilità».

L’autonomia e la libertà di movimento sono un diritto che spesso viene negato proprio dalle istituzioni che dovrebbero tutelare i più deboli. «Sono ancora troppo gli uffici pubblici interdetti ai disabili - conclude Raimondo -. Qualche giorno fa, grazie alla “Job”, sono riuscito ad arrivare all’acqua e a salire su una barca a vela. È stato come vincere una battaglia, ma la guerra è ancora lunga. L’accessibilità deve essere un diritto, non una concessione sporadica».

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